giovedì 19 febbraio 2026

Giorgia Meloni: la parola del Capo

In questo post riprendo il tema 
della disposizione sintagmatica o paradigmatica del discorso politico [1] con un approfondimento sul lessico parlamentare di Giorgia Meloni. Secondo questo approccio interpretativo, il parlante, nella produzione di un discorso, sviluppa il suo stile personale manipolando due diversi atteggiamenti nella comunicazione linguistica. Il prevalere dell'una o dell'altra dipende dal contesto e dalle intenzioni del parlante. In sintesi si tratta di decidere se è più importante parlare di qualcosa (atteggiamento paradigmatico) e quindi costruire un universo di oggetti oppure di parlare a qualcuno (atteggiamento sintagmatico) e quindi costruire un universo di relazioni. La scelta degli ingredienti di un discorso dipende dal bilanciamento di queste due predisposizioni del parlante.  In un discorso in cui prevale il registro paradigmatico la scelta delle parole è più precisa, il lessico è più articolato e lo stile è più formale; per contro la propensione a utilizzare un registro sintagmatico mette in luce il tipo di relazione tra il parlante e gli interlocutori, sollecitando valutazioni inclusive/esclusive, espressioni di consenso o posizioni critiche, anche apertamente polemiche o accusatorie.  

L'intento è di identificare e registrare le modalità di comunicazione della leader indipendentemente dal posizionamento politico opposizione/governo. Si tratta dunque di verificare la solidità di un'ipotesi che vede questi due atteggiamenti di base dell'oratoria politica [2] come una scelta linguistica del parlante piuttosto che come un condizionamento della situazione comunicativa (la cosiddetta dimensione diafasica o situazionale).  

Il corpus è costituito da tutti gli interventi di Giorgia Meloni in sede parlamentare (Camera dei deputati e Senato della Repubblica) nel corso delle tre ultime legislature, delle quali la XVII e la XVIII all'opposizione e la XIX al governo con un limite di aggiornamento al 31 gennaio 2026 [3]. Il prospetto seguente ne illustra le caratteristiche e le dimensioni:

Tab. 1 - Corpus degli interventi di Giorgia Meloni nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica - Tipologia e misure lessicometriche.

Legislatura

Camera dei deputati

Senato della repubblica

XVII

63

XVIII

44

XIX

41

38

Leggi

39

Comunicazioni del governo

75

19

Mozioni/
Interrogazioni

34

19

Totale interventi

148

38

Occorrenze (N)

321.050

Forme grafiche (V)

18.521

Type/token ratio (V/N)

5,77

% Hapax (V1)

43,07


Possiamo dare un primo sguardo d'insieme ai contenuti degli interventi nelle tre legislature utilizzando il metodo di classificazione multidimensionale di Reinert [4]. Il dendogramma delle classi estratte (fig. 1) sui circa 9.000 segmenti di testo nei quali è stato frammentato il corpus conferma la linea di tendenza principale degli interventi: cinque classi tematiche che rappresentano i "mondi lessicali" di Giorgia Meloni [4].

Fig. 1 - Dendrogramma della classi estratte con il metodo Reinert.



Nel grafico della fig. 2 è rappresentato il primo piano fattoriale dell'analisi delle corrispondenze sulle forme grafiche per le cinque classi individuate con la proiezione delle "nuvole" di parole per ciascuna classe. I quadranti si leggono dal primo in alto a sinistra (-+) in senso orario fino al quarto in basso a sinistra (--).

La Classe 1 (collocata sul III quadrante della fig. 2) è ben identificata dai simboli di policy che caratterizzano i processi decisionali e le materie concrete della politica che sono oggetto dei discorsi di Giorgia Meloni deputata della XVII e XVIII legislatura: euro, miliardi, reddito di cittadinanza, pensioni, tasse, famiglie, sistema bancario, imprenditori, partite IVA
La Classe 4 (II quadrante) è rappresentata soprattutto dai simboli di politics che riguardano il confronto politico tra i partiti, sia sul piano elettorale che su quello istituzionale: vi spiccano i nomi dei presidenti del Consiglio oggetto degli interventi in aula (Conte, Renzi, Letta, Gentiloni e Draghi - gli ultimi due non presenti sul grafico ma significativi nell'analisi) e alcune parole d'ordine ricorrenti del centrodestra: nazione, popolo italiano, fiducia, responsabilità, coscienza, compresa la rivendicazione del ruolo di donna e madre: è la Giorgia Meloni leader di Fratelli d'Italia che costruisce la sua narrazione di rappresentante "esclusiva" dell'opposizione soprattutto durante la XVIII legislatura. 
La Classe 2 (tra il I e il II quadrante) è molto simile alla classe precedente ma è identificata dalle forme di interazione e comunicazione tipiche degli interventi più accesi e più polemici (anche della XIX legislatura): vi si riconoscono i due partiti più rappresentativi dell'opposizione (Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle) e i segnali discorsivi che implicano un coinvolgimento nel dibattito: collega, senatore, signor presidente, condivido, cercherò, chiarire, voglio, rispondere, (nel) merito, francamente
Le Classi 3 e 5 (I e IV quadrante) sono rappresentate dai temi della XIX legislatura in cui Giorgia Meloni è presidente del Consiglio dei ministri. Entrambe le classi identificano in modo molto netto gli orientamenti della premier sul piano della politica estera ed europea.
La Classe 3 si presenta come una sintesi di tutti i luoghi più sensibili dei conflitti internazionali negli ultimi quattro anni: Ucraina, Israele, Striscia di Gaza, Medio Oriente, Libano, Mosca, Stati Uniti, Siria, e degli interventi diplomatici in atto per il cessate il fuoco e la costruzione di una pace
La Classe 5 è caratterizza dai temi della politica europea, dei piani di transizione verde, della difesa del continente, dell'approvvigionamento energetico, della sicurezza e della sostenibilità.

Fig. 2 - Analisi fattoriale delle corrispondenze dei discorsi di Giorgia Meloni nelle legislature XVII-XVIII e XIX  sulle forme grafiche per classi: piano fattoriale degli assi 1 e 2. 


L'analisi multidimensionale di Reinert mette a confronto i profili lessicali dei frammenti in cui viene suddiviso il corpus e poi li classifica e raggruppa in base alla distanza del Chi2 tra di loro. Si tratta dunque di una strategia molto efficace nel mettere in rilievo i campi semantici del lessico in coincidenza con le condizioni di enunciazione dei discorsi. La contrapposizione tra il "lessico di opposizione" e il "lessico di governo" è ben rappresentata dalla fig. 3  in cui si osservano le modalità illustrative dei frammenti e la loro disposizione sul piano fattoriale. Nel grafico sono ben evidenziati i governi Letta (NUMGOV_62), Renzi (NUMGOV_63), Conte 2 (NUMGOV_66), Draghi (NUMGOV_67).

Fig. 3 - Disposizione sul primo piano fattoriale delle variabili illustrative dei discorsi di Giorgia Meloni nelle legislature XVII-XVIII e XIX: Ruolo, Posizionamento, Governo, Legislatura, Anno e Seduta.


La "conversione" di Giorgia Meloni da deputata a Premier non sorprende, ma il risultato di immagine va oltre ogni aspettativa, come se la sua presenza e i suoi successi sullo scena internazionale ed europea mettessero completamente in ombra gli obiettivi politici enunciati quando era all'opposizione. I grafici raccontano la storia di una leader che ha assunto una postura istituzionale lasciando in secondo piano le parole d'ordine della destra conservatrice e molti dei problemi che lei stessa rimproverava ai governi che l'hanno preceduta. 
Eppure le caratteristiche distintive della personalizzazione politica nella comunicazione - tipiche del leader carismatico - non sono scomparse del tutto. Lo testimonia la presenza della Classe 2 che raggruppa i frammenti più polemici e accesi del dibattito politico che si collocano proprio a metà strada, per così dire, tra il passato da deputata e il presente da presidente del Consiglio dei ministri.

Per capire meglio questo passaggio dobbiamo analizzare nel dettaglio il lessico specifico di Giorgia Meloni Premier, mettendo in evidenza il suo uso delle parole oggi rispetto al passato, senza dimenticare che il corpus rappresenta solo i suoi interventi nelle sedi parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.


Nel prospetto qui di seguito ho evidenziato alcune delle forme specifiche più interessanti - ordinate secondo il rango - tra le prime 30 di ciascuna categoria grammaticale (le forme con categoria ambigua J sono state riclassificate tramite le concordanze). 

Nomi
Verbi
Aggettivi
Europa
tema
collega
Unione Europea
lavoro
Ucraina
sicurezza
risorse
difesa
posizione
Consiglio Europeo
pace
piano
accordo
sostegno
ruolo
priorità
approccio
obiettivo
senatore
punto di vista
immigrazione
investimenti
regole
bilancio
livello
rispetto
strategia
materie
Commissione Europea
penso
detto
stiamo
debba
voglio
lavorare
sapete
sostenere
garantire
continuare
partire
dicevo
intendiamo
rafforzare
cercare
sostenuto
costruire
ringraziare
ribadisco
riconosciuto
lavorando
dimostrato
cercando
intendo
raggiungere
contribuito
ribadire
ridurre
partendo
portare avanti
nostra
nostro
europea
nostre
importante
europeo
europei
mio
nazionali
europee
molte
fondamentale
strategica
occidentali
efficace
ucraino
globale
russa
energetico
strategico
illegale
efficaci
tecnologica
centrale
energetica
complesso
palestinese
finanziario
russi
industriale

I nomi ad alta densità istituzionale (collega, Unione Europea, senatore, ruolo, regole) denotano in modo evidente uno spostamento netto del campo semantico dal contingente al sistemico con una propensione per il lessico geopolitico. Le nominalizzazioni astratte (sicurezza, priorità, difesa, strategia) rafforzano la trasformazione dei problemi in obiettivi e si collegano sia alle scelte di politica internazionale (difesa europea, sicurezza europea, sicurezza globale) che di politica interna (difesa dei confini, difesa dell'interesse nazionale, sicurezza nazionale, sicurezza dei cittadini, sicurezza energetica, sicurezza alimentare). I temi di politica sociale ed economica sono rappresentati dai riferimenti a immigrazione, investimenti, bilancio, lavoro, anche se quest'ultima lessia in buona parte non è riferita all'attività socio-economica di produzione ma all'attività di governo: lavoro che abbiamo fatto, lavoro che abbiamo svolto, lavoro che stiamo facendo, stiamo lavorando.

Anche gli aggettivi sono connotati dallo stesso campo semantico normativo e istituzionale: importante, fondamentale, strategica, efficace, centrale, complesso

Queste osservazioni in parte potrebbero essere assunte come indicatori della disposizione paradigmatica del discorso (costruzione formale, argomentata e orientata ai contenuti) ma già tra gli aggettivi spicca in modo deciso la scelta di Giorgia Meloni di optare per la personalizzazione del suo ruolo di presidente del Consiglio dei ministri e quindi verso la disposizione sintagmatica.  

Gli indicatori di questa scelta identitaria nello stile di comunicazione sono evidenti già dalla posizione preminente degli aggettivi possessivi nei primi ranghi dell'elenco: nostra, nostro, nostre e, soprattutto, mio  (le enunciazioni sono estratte dai resoconti della XIX legislatura e riportano l'indicazione della seduta e dell'anno, distinte per Camera dei Deputati e Senato).

Io penso che noi dobbiamo guadagnare la nostra capacità di contare il più possibile a livello internazionale... [D399-2024]
... la capacità delle nostre imprese e la nostra capacità di immaginare... [S18-2022]
... per la verità, credo, per la nostra capacità di essere presenti sui mercati esteri... [S357-2025]
... perché il Mediterraneo è la nostra casa e sarebbe da autolesionisti non curarsene. [D314-24]
... difenderemo le nostre democrazie, difenderemo la nostra civiltà... [D212-2023]
... la libertà, la democrazia e i valori della nostra civiltà. [S50-2023]
... è esattamente quello che intendiamo fare, forti della nostra storia, della nostra collocazione, della stabilità delle nostre istituzioni e del nostro Governo. [S50-2023]
... non abbiamo paura di dire che rispettare gli impegni assunti è vitale per la nostra credibilità internazionale e per la nostra sovranità nazionale... [S50-2023]
... noi non scimmiottiamo nessuno, non ci rifacciamo ad alcun modello, e la nostra storia, la nostra cultura e la nostra linea politica sono troppo profonde per essere inserite nelle etichette semplicistiche... [D24-2022]
Mi auguro che su questo si possa agire con compattezza e fare gioco di squadra per assicurare che la nostra nazione sia rappresentata al meglio negli incarichi di vertice dell'Unione Europea. [D314-2024]
... (non è un insulto a me, è un insulto) ai funzionari e a tutte le persone che hanno lavorato perché il G7 italiano potesse essere un orgoglio per la nostra nazione, mentre voi stavate lì a fare le macumbe, sperando che anche questo fosse un fallimento...  [399-2024]
L'inclusività dell'aggettivo <nostro> è riferita al popolo italiano ma anche alla coalizione di governo. La personalizzazione della leadership è più marcata con l'aggettivo possessivo alla prima persona singolare; una scelta poco consueta in un ruolo istituzionale:
Un aspetto del quale ho discusso anche durante il mio bilaterale con il presidente degli Stati Uniti, Biden, in occasione del G20 a Bali. [D24-2022]
Io difendo l'indipendenza della Banca Centrale Europea e difendo il mio diritto a valutare le decisioni che vengono prese... [D128-2023]
... e sono pronta a fare quello che va fatto, a costo di un essere compresa, a costo perfino di non venire rieletta, per essere certa di aver reso, con il mio e il nostro lavoro, a rendere il futuro di questa nazione più agevole. [D4-2022]
... dall'inizio del mio mandato, l'Italia ha salvato 36.500 persone in mare. [D73-2023]
... altri sottoscrivevano impegni e poi facevano finta di non averli assunti, ma non è questo il mio modo di fare politica... [S357-2025]
I verbi contribuiscono a rafforzare questa interpretazione anche per la frequenza con cui vengono utilizzati nella prima persona singolare: penso, detto, voglio, dicevo, ribadisco, intendo.

Complessivamente i verbi sono di tipo commissivo/programmativo: lavorare, sostenere, garantire, continuare, rafforzare, costruire, raggiungere. Oppure sono verbi assertivi che puntano al controllo della cornice comunicativa: stiamo, detto, dicevo, sostenuto, ribadisco, dimostrato. Lo scopo retorico nel discorso è "illocutorio": il parlante nella sua enunciazione istituisce delle priorità, fissa delle interpretazioni e, in questo contesto, compie un'azione politica [5]. 

La sovra-utilizzazione di verbi come lavorare, rafforzare, costruire, sostenere segnala una strategia comunicativa caratterizzata dalla operatività e dalla competenza: un ethos responsabile orientato ai processi. In questo quadro la presenza ripetuta e molto significativa del verbo modale deontico <dovere> nella forma del congiuntivo presente debba esercita una sorta di riduzione dello spazio del dissenso, trasformando una opzione politica possibile in una necessità operativa, come se fosse una scelta tecnica e non ideologica. La reiterazione di “debba/debbano” non è solo una scelta stilistica, ma un dispositivo grammaticale che costruisce la necessità come dato strutturale del mondo discorsivo: è come se l'obbligo diventasse inevitabile [6].
... è la ragione per la quale riteniamo che l'Unione Europea debba continuare a essere unita nel sostegno all'Ucraina... [D24-2022]
Per questo crediamo che l'Unione Europea debba rilanciare un'effettiva attuazione degli impegni presi da tempo in tema di cooperazione migratoria... [D24-2022]
Sul Mercosur, come ho detto nella mia relazione, penso che la presidente von der Leyen debba sedersi al tavolo con le associazioni degli agricoltori... [D399-2024]
Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell'Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. [D586-2025]
Ecco, credo che l'Italia debba farsi promotrice di un "piano Mattei" per l'Africa. [D4-2022]
... e quindi ritengo che l'Italia possa e debba giocare un ruolo da protagonista in questa regione (i Balcani) e che debba, per questo, continuare nell'opera che ha portato avanti fin qui... [S18-2022]
... il tema è: cosa, di cosa l'Europa si debba occupare. Io continuo a ripetere, ormai come un mantra in quest'Aula, da molto tempo, che ritengo che l'Europa debba occuparsi meglio di meno cose, che penso che si debba applicare il principio della sussidiarietà... [D450-2025]
Alla luce di queste considerazioni, Giorgia Meloni nella sua oratoria compie prevalentemente la scelta sintagmatica della comunicazione orientata all'interlocutore, che di volta in volta è il collega o il senatore che interagisce con lei con una nota polemica, i gruppi di opposizione, la sua maggioranza politica, l'Aula nel suo insieme, o il popolo degli elettori che, virtualmente, sono sempre presenti nel dibattito come massima estensione della rappresentanza istituzionale.

Questo modello di comunicazione si conforma all'ipotesi di Beauvois e Ghiglione ricordata all'inizio e trattata in modo più completo nel post del 5 luglio 2025: Il lessico parlamentare di Giorgia Meloni.

L'assunzione del ruolo di presidente del Consiglio dei ministri modifica in modo significativo i temi e le argomentazioni di Giorgia Meloni ma non modifica la sostanza di un orientamento sintagmatico che appare coerente con la funzione carismatica del potere e la specifica personalizzazione della politica che si è venuta concretizzando e "istituzionalizzando" in questi anni dopo il berlusconismo. 

La predisposizione polemica e accusatoria di Giorgia Meloni deputata di opposizione della XVII e XVIII legislatura (idealmente ereditata da Giorgio Almirante), pronta a mettere in evidenza - anche con sarcasmo -  problemi, errori, crisi, fallimenti e scelte sbagliate del governo si stempera, ma non si annulla del tutto, passando dal "voi sbagliate" al "noi facciamo" in una attenta costruzione del meccanismo di legittimazione di una destra di governo, comunque incentrata, come è nella sua tradizione, sul ruolo del leader, del capo carismatico che prende decisioni e si assume delle responsabilità.

Rimane centrale, in questa scelta, la costruzione di un'immagine ben definita della persona "del" presidente. Il rifiuto di Giorgia Meloni di essere chiamata "la" presidente del Consiglio o "la" Premier, che ad alcuni nel momento dell'insediamento era sembrata una sorta di civetteria, nel tempo si è rivelata invece come una precisa scelta culturale, ideologica e politica, alla pari con la sostituzione del termine inclusivo di Paese, con il termine identitario ed esclusivo di Nazione.

Le forme pronominali di prima persona singolare, sebbene non specifiche nell'uso di Giorgia Meloni presidente, ma nettamente preminenti nella sua veste di deputata di opposizione, sono comunque indicative della costruzione del leader e del suo ethos pubblico e politico. Il seguente passaggio nella replica al dibattito nella Camera dei Deputati il 25 ottobre 2022 (sed. n. 4 - Presidente: Lorenzo Fontana) durante la presentazione delle dichiarazioni programmatiche è - in questo senso - esemplare nell'esercizio retorico, nelle scelte sintattiche e grammaticali, nel coinvolgimento diretto dell'Aula e nello stile di comunicazione trasgressivamente informale:

Ho sentito dire che io vorrei le donne un passo dietro agli uomini. Mi guardi, onorevole Serracchiani, le sembra che io stia un passo dietro agli uomini (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE - Deputati si levano in piedi)? Voglio dire, non so da che cosa lei abbia evinto questa lettura, ma le devo dire che non la condivido. Non so da che cosa lei abbia evinto questa lettura, ma io stamattina ho parlato di lavoro, di welfare, di una società che non costringa a scegliere tra lavoro e maternità. Certo, ho parlato anche di natalità. Certo, ho parlato anche di famiglia. Sa perché? Perché io considero, sì, una sconfitta che una donna debba rinunciare a lavorare per avere un bambino. Ma considero altrettanto una sconfitta che una donna debba rinunciare ad avere un bambino per lavorare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE - Deputati si levano in piedi)! Quindi, quando si dice di aiutare la famiglia e la natalità, lo si fa per garantire piene libertà! È la sfida! È una sfida sulla quale immagino che siamo d'accordo, spero (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE).

Io chiedo libertà totale, concreta, reale, perché io sono una privilegiata, sono una madre e sono una privilegiata. E se è così difficile per me mettere tutto insieme, ancora di più mi rendo conto di quanto sia difficile per tutti gli altri che non hanno i miei e i suoi e i nostri privilegi, lo capiamo tutti! E allora questa è la domanda (Commenti)… Sì, chiedo scusa, mi rivolgo alla Presidenza. E, quindi, penso… sì, sì, penso… posso guardare, però? Posso guardare? Posso guardarvi? Ok, non cito, guardo. Quindi, dicevo, penso che le cose si debbano giudicare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE) per il merito. Poi, certo, magari abbiamo priorità diverse, si è fatta polemica… il Presidente, la Presidente… su questo abbiamo un'idea diversa. Io non ho mai considerato che la grandezza della libertà delle donne fosse potersi far chiamare “capatrena” (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE)! No, io ho pensato che fossero cose più concrete, quelle sulle quali bisognava lavorare e per le quali bisognava battersi. Punti di vista, punti di vista, priorità. Ma non dubitate, non dubitate voi, non dubitino le donne italiane: non hanno decisamente nulla da temere con questo Governo. E, Presidente, vorrei dire all'opposizione che io sono convinta che, in cuor loro, non lo pensino neanche loro.