giovedì 19 febbraio 2026

Giorgia Meloni: la parola del Capo

In questo post riprendo il tema 
della disposizione sintagmatica o paradigmatica del discorso politico [1] con un approfondimento sul lessico parlamentare di Giorgia Meloni. Secondo questo approccio interpretativo, il parlante, nella produzione di un discorso, sviluppa il suo stile personale manipolando due diversi atteggiamenti nella comunicazione linguistica. Il prevalere dell'una o dell'altra dipende dal contesto e dalle intenzioni del parlante. In sintesi si tratta di decidere se è più importante parlare di qualcosa (atteggiamento paradigmatico) e quindi costruire un universo di oggetti oppure di parlare a qualcuno (atteggiamento sintagmatico) e quindi costruire un universo di relazioni. La scelta degli ingredienti di un discorso dipende dal bilanciamento di queste due predisposizioni del parlante.  In un discorso in cui prevale il registro paradigmatico la scelta delle parole è più precisa, il lessico è più articolato e lo stile è più formale; per contro la propensione a utilizzare un registro sintagmatico mette in luce il tipo di relazione tra il parlante e gli interlocutori, sollecitando valutazioni inclusive/esclusive, espressioni di consenso o posizioni critiche, anche apertamente polemiche o accusatorie.  

L'intento è di identificare e registrare le modalità di comunicazione della leader indipendentemente dal posizionamento politico opposizione/governo. Si tratta dunque di verificare la solidità di un'ipotesi che vede questi due atteggiamenti di base dell'oratoria politica [2] come una scelta linguistica del parlante piuttosto che come un condizionamento della situazione comunicativa (la cosiddetta dimensione diafasica o situazionale).  

Il corpus è costituito da tutti gli interventi di Giorgia Meloni in sede parlamentare (Camera dei deputati e Senato della Repubblica) nel corso delle tre ultime legislature, delle quali la XVII e la XVIII all'opposizione e la XIX al governo con un limite di aggiornamento al 31 gennaio 2026 [3]. Il prospetto seguente ne illustra le caratteristiche e le dimensioni:

Tab. 1 - Corpus degli interventi di Giorgia Meloni nella Camera dei Deputati e nel Senato della Repubblica - Tipologia e misure lessicometriche.

Legislatura

Camera dei deputati

Senato della repubblica

XVII

63

XVIII

44

XIX

41

38

Leggi

39

Comunicazioni del governo

75

19

Mozioni/
Interrogazioni

34

19

Totale interventi

148

38

Occorrenze (N)

321.050

Forme grafiche (V)

18.521

Type/token ratio (V/N)

5,77

% Hapax (V1)

43,07


Possiamo dare un primo sguardo d'insieme ai contenuti degli interventi nelle tre legislature utilizzando il metodo di classificazione multidimensionale di Reinert [4]. Il dendogramma delle classi estratte (fig. 1) sui circa 9.000 segmenti di testo nei quali è stato frammentato il corpus conferma la linea di tendenza principale degli interventi: cinque classi tematiche che rappresentano i "mondi lessicali" di Giorgia Meloni [4].

Fig. 1 - Dendrogramma della classi estratte con il metodo Reinert.



Nel grafico della fig. 2 è rappresentato il primo piano fattoriale dell'analisi delle corrispondenze sulle forme grafiche per le cinque classi individuate con la proiezione delle "nuvole" di parole per ciascuna classe. I quadranti si leggono dal primo in alto a sinistra (-+) in senso orario fino al quarto in basso a sinistra (--).

La Classe 1 (collocata sul III quadrante della fig. 2) è ben identificata dai simboli di policy che caratterizzano i processi decisionali e le materie concrete della politica che sono oggetto dei discorsi di Giorgia Meloni deputata della XVII e XVIII legislatura: euro, miliardi, reddito di cittadinanza, pensioni, tasse, famiglie, sistema bancario, imprenditori, partite IVA
La Classe 4 (II quadrante) è rappresentata soprattutto dai simboli di politics che riguardano il confronto politico tra i partiti, sia sul piano elettorale che su quello istituzionale: vi spiccano i nomi dei presidenti del Consiglio oggetto degli interventi in aula (Conte, Renzi, Letta, Gentiloni e Draghi - gli ultimi due non presenti sul grafico ma significativi nell'analisi) e alcune parole d'ordine ricorrenti del centrodestra: nazione, popolo italiano, fiducia, responsabilità, coscienza, compresa la rivendicazione del ruolo di donna e madre: è la Giorgia Meloni leader di Fratelli d'Italia che costruisce la sua narrazione di rappresentante "esclusiva" dell'opposizione soprattutto durante la XVIII legislatura. 
La Classe 2 (tra il I e il II quadrante) è molto simile alla classe precedente ma è identificata dalle forme di interazione e comunicazione tipiche degli interventi più accesi e più polemici (anche della XIX legislatura): vi si riconoscono i due partiti più rappresentativi dell'opposizione (Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle) e i segnali discorsivi che implicano un coinvolgimento nel dibattito: collega, senatore, signor presidente, condivido, cercherò, chiarire, voglio, rispondere, (nel) merito, francamente
Le Classi 3 e 5 (I e IV quadrante) sono rappresentate dai temi della XIX legislatura in cui Giorgia Meloni è presidente del Consiglio dei ministri. Entrambe le classi identificano in modo molto netto gli orientamenti della premier sul piano della politica estera ed europea.
La Classe 3 si presenta come una sintesi di tutti i luoghi più sensibili dei conflitti internazionali negli ultimi quattro anni: Ucraina, Israele, Striscia di Gaza, Medio Oriente, Libano, Mosca, Stati Uniti, Siria, e degli interventi diplomatici in atto per il cessate il fuoco e la costruzione di una pace
La Classe 5 è caratterizza dai temi della politica europea, dei piani di transizione verde, della difesa del continente, dell'approvvigionamento energetico, della sicurezza e della sostenibilità.

Fig. 2 - Analisi fattoriale delle corrispondenze dei discorsi di Giorgia Meloni nelle legislature XVII-XVIII e XIX  sulle forme grafiche per classi: piano fattoriale degli assi 1 e 2. 


L'analisi multidimensionale di Reinert mette a confronto i profili lessicali dei frammenti in cui viene suddiviso il corpus e poi li classifica e raggruppa in base alla distanza del Chi2 tra di loro. Si tratta dunque di una strategia molto efficace nel mettere in rilievo i campi semantici del lessico in coincidenza con le condizioni di enunciazione dei discorsi. La contrapposizione tra il "lessico di opposizione" e il "lessico di governo" è ben rappresentata dalla fig. 3  in cui si osservano le modalità illustrative dei frammenti e la loro disposizione sul piano fattoriale. Nel grafico sono ben evidenziati i governi Letta (NUMGOV_62), Renzi (NUMGOV_63), Conte 2 (NUMGOV_66), Draghi (NUMGOV_67).

Fig. 3 - Disposizione sul primo piano fattoriale delle variabili illustrative dei discorsi di Giorgia Meloni nelle legislature XVII-XVIII e XIX: Ruolo, Posizionamento, Governo, Legislatura, Anno e Seduta.


La "conversione" di Giorgia Meloni da deputata a Premier non sorprende, ma il risultato di immagine va oltre ogni aspettativa, come se la sua presenza e i suoi successi sullo scena internazionale ed europea mettessero completamente in ombra gli obiettivi politici enunciati quando era all'opposizione. I grafici raccontano la storia di una leader che ha assunto una postura istituzionale lasciando in secondo piano le parole d'ordine della destra conservatrice e molti dei problemi che lei stessa rimproverava ai governi che l'hanno preceduta. 
Eppure le caratteristiche distintive della personalizzazione politica nella comunicazione - tipiche del leader carismatico - non sono scomparse del tutto. Lo testimonia la presenza della Classe 2 che raggruppa i frammenti più polemici e accesi del dibattito politico che si collocano proprio a metà strada, per così dire, tra il passato da deputata e il presente da presidente del Consiglio dei ministri.

Per capire meglio questo passaggio dobbiamo analizzare nel dettaglio il lessico specifico di Giorgia Meloni Premier, mettendo in evidenza il suo uso delle parole oggi rispetto al passato, senza dimenticare che il corpus rappresenta solo i suoi interventi nelle sedi parlamentari della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.


Nel prospetto qui di seguito ho evidenziato alcune delle forme specifiche più interessanti - ordinate secondo il rango - tra le prime 30 di ciascuna categoria grammaticale (le forme con categoria ambigua J sono state riclassificate tramite le concordanze). 

Nomi
Verbi
Aggettivi
Europa
tema
collega
Unione Europea
lavoro
Ucraina
sicurezza
risorse
difesa
posizione
Consiglio Europeo
pace
piano
accordo
sostegno
ruolo
priorità
approccio
obiettivo
senatore
punto di vista
immigrazione
investimenti
regole
bilancio
livello
rispetto
strategia
materie
Commissione Europea
penso
detto
stiamo
debba
voglio
lavorare
sapete
sostenere
garantire
continuare
partire
dicevo
intendiamo
rafforzare
cercare
sostenuto
costruire
ringraziare
ribadisco
riconosciuto
lavorando
dimostrato
cercando
intendo
raggiungere
contribuito
ribadire
ridurre
partendo
portare avanti
nostra
nostro
europea
nostre
importante
europeo
europei
mio
nazionali
europee
molte
fondamentale
strategica
occidentali
efficace
ucraino
globale
russa
energetico
strategico
illegale
efficaci
tecnologica
centrale
energetica
complesso
palestinese
finanziario
russi
industriale

I nomi ad alta densità istituzionale (collega, Unione Europea, senatore, ruolo, regole) denotano in modo evidente uno spostamento netto del campo semantico dal contingente al sistemico con una propensione per il lessico geopolitico. Le nominalizzazioni astratte (sicurezza, priorità, difesa, strategia) rafforzano la trasformazione dei problemi in obiettivi e si collegano sia alle scelte di politica internazionale (difesa europea, sicurezza europea, sicurezza globale) che di politica interna (difesa dei confini, difesa dell'interesse nazionale, sicurezza nazionale, sicurezza dei cittadini, sicurezza energetica, sicurezza alimentare). I temi di politica sociale ed economica sono rappresentati dai riferimenti a immigrazione, investimenti, bilancio, lavoro, anche se quest'ultima lessia in buona parte non è riferita all'attività socio-economica di produzione ma all'attività di governo: lavoro che abbiamo fatto, lavoro che abbiamo svolto, lavoro che stiamo facendo, stiamo lavorando.

Anche gli aggettivi sono connotati dallo stesso campo semantico normativo e istituzionale: importante, fondamentale, strategica, efficace, centrale, complesso

Queste osservazioni in parte potrebbero essere assunte come indicatori della disposizione paradigmatica del discorso (costruzione formale, argomentata e orientata ai contenuti) ma già tra gli aggettivi spicca in modo deciso la scelta di Giorgia Meloni di optare per la personalizzazione del suo ruolo di presidente del Consiglio dei ministri e quindi verso la disposizione sintagmatica.  

Gli indicatori di questa scelta identitaria nello stile di comunicazione sono evidenti già dalla posizione preminente degli aggettivi possessivi nei primi ranghi dell'elenco: nostra, nostro, nostre e, soprattutto, mio  (le enunciazioni sono estratte dai resoconti della XIX legislatura e riportano l'indicazione della seduta e dell'anno, distinte per Camera dei Deputati e Senato).

Io penso che noi dobbiamo guadagnare la nostra capacità di contare il più possibile a livello internazionale... [D399-2024]
... la capacità delle nostre imprese e la nostra capacità di immaginare... [S18-2022]
... per la verità, credo, per la nostra capacità di essere presenti sui mercati esteri... [S357-2025]
... perché il Mediterraneo è la nostra casa e sarebbe da autolesionisti non curarsene. [D314-24]
... difenderemo le nostre democrazie, difenderemo la nostra civiltà... [D212-2023]
... la libertà, la democrazia e i valori della nostra civiltà. [S50-2023]
... è esattamente quello che intendiamo fare, forti della nostra storia, della nostra collocazione, della stabilità delle nostre istituzioni e del nostro Governo. [S50-2023]
... non abbiamo paura di dire che rispettare gli impegni assunti è vitale per la nostra credibilità internazionale e per la nostra sovranità nazionale... [S50-2023]
... noi non scimmiottiamo nessuno, non ci rifacciamo ad alcun modello, e la nostra storia, la nostra cultura e la nostra linea politica sono troppo profonde per essere inserite nelle etichette semplicistiche... [D24-2022]
Mi auguro che su questo si possa agire con compattezza e fare gioco di squadra per assicurare che la nostra nazione sia rappresentata al meglio negli incarichi di vertice dell'Unione Europea. [D314-2024]
... (non è un insulto a me, è un insulto) ai funzionari e a tutte le persone che hanno lavorato perché il G7 italiano potesse essere un orgoglio per la nostra nazione, mentre voi stavate lì a fare le macumbe, sperando che anche questo fosse un fallimento...  [399-2024]
L'inclusività dell'aggettivo <nostro> è riferita al popolo italiano ma anche alla coalizione di governo. La personalizzazione della leadership è più marcata con l'aggettivo possessivo alla prima persona singolare; una scelta poco consueta in un ruolo istituzionale:
Un aspetto del quale ho discusso anche durante il mio bilaterale con il presidente degli Stati Uniti, Biden, in occasione del G20 a Bali. [D24-2022]
Io difendo l'indipendenza della Banca Centrale Europea e difendo il mio diritto a valutare le decisioni che vengono prese... [D128-2023]
... e sono pronta a fare quello che va fatto, a costo di un essere compresa, a costo perfino di non venire rieletta, per essere certa di aver reso, con il mio e il nostro lavoro, a rendere il futuro di questa nazione più agevole. [D4-2022]
... dall'inizio del mio mandato, l'Italia ha salvato 36.500 persone in mare. [D73-2023]
... altri sottoscrivevano impegni e poi facevano finta di non averli assunti, ma non è questo il mio modo di fare politica... [S357-2025]
I verbi contribuiscono a rafforzare questa interpretazione anche per la frequenza con cui vengono utilizzati nella prima persona singolare: penso, detto, voglio, dicevo, ribadisco, intendo.

Complessivamente i verbi sono di tipo commissivo/programmativo: lavorare, sostenere, garantire, continuare, rafforzare, costruire, raggiungere. Oppure sono verbi assertivi che puntano al controllo della cornice comunicativa: stiamo, detto, dicevo, sostenuto, ribadisco, dimostrato. Lo scopo retorico nel discorso è "illocutorio": il parlante nella sua enunciazione istituisce delle priorità, fissa delle interpretazioni e, in questo contesto, compie un'azione politica [5]. 

La sovra-utilizzazione di verbi come lavorare, rafforzare, costruire, sostenere segnala una strategia comunicativa caratterizzata dalla operatività e dalla competenza: un ethos responsabile orientato ai processi. In questo quadro la presenza ripetuta e molto significativa del verbo modale deontico <dovere> nella forma del congiuntivo presente debba esercita una sorta di riduzione dello spazio del dissenso, trasformando una opzione politica possibile in una necessità operativa, come se fosse una scelta tecnica e non ideologica. La reiterazione di “debba/debbano” non è solo una scelta stilistica, ma un dispositivo grammaticale che costruisce la necessità come dato strutturale del mondo discorsivo: è come se l'obbligo diventasse inevitabile [6].
... è la ragione per la quale riteniamo che l'Unione Europea debba continuare a essere unita nel sostegno all'Ucraina... [D24-2022]
Per questo crediamo che l'Unione Europea debba rilanciare un'effettiva attuazione degli impegni presi da tempo in tema di cooperazione migratoria... [D24-2022]
Sul Mercosur, come ho detto nella mia relazione, penso che la presidente von der Leyen debba sedersi al tavolo con le associazioni degli agricoltori... [D399-2024]
Vi ho detto mille volte che non considero che il ruolo dell'Italia in politica estera debba essere un ruolo da cheerleader. [D586-2025]
Ecco, credo che l'Italia debba farsi promotrice di un "piano Mattei" per l'Africa. [D4-2022]
... e quindi ritengo che l'Italia possa e debba giocare un ruolo da protagonista in questa regione (i Balcani) e che debba, per questo, continuare nell'opera che ha portato avanti fin qui... [S18-2022]
... il tema è: cosa, di cosa l'Europa si debba occupare. Io continuo a ripetere, ormai come un mantra in quest'Aula, da molto tempo, che ritengo che l'Europa debba occuparsi meglio di meno cose, che penso che si debba applicare il principio della sussidiarietà... [D450-2025]
Alla luce di queste considerazioni, Giorgia Meloni nella sua oratoria compie prevalentemente la scelta sintagmatica della comunicazione orientata all'interlocutore, che di volta in volta è il collega o il senatore che interagisce con lei con una nota polemica, i gruppi di opposizione, la sua maggioranza politica, l'Aula nel suo insieme, o il popolo degli elettori che, virtualmente, sono sempre presenti nel dibattito come massima estensione della rappresentanza istituzionale.

Questo modello di comunicazione si conforma all'ipotesi di Beauvois e Ghiglione ricordata all'inizio e trattata in modo più completo nel post del 5 luglio 2025: Il lessico parlamentare di Giorgia Meloni.

L'assunzione del ruolo di presidente del Consiglio dei ministri modifica in modo significativo i temi e le argomentazioni di Giorgia Meloni ma non modifica la sostanza di un orientamento sintagmatico che appare coerente con la funzione carismatica del potere e la specifica personalizzazione della politica che si è venuta concretizzando e "istituzionalizzando" in questi anni dopo il berlusconismo. 

La predisposizione polemica e accusatoria di Giorgia Meloni deputata di opposizione della XVII e XVIII legislatura (idealmente ereditata da Giorgio Almirante), pronta a mettere in evidenza - anche con sarcasmo -  problemi, errori, crisi, fallimenti e scelte sbagliate del governo si stempera, ma non si annulla del tutto, passando dal "voi sbagliate" al "noi facciamo" in una attenta costruzione del meccanismo di legittimazione di una destra di governo, comunque incentrata, come è nella sua tradizione, sul ruolo del leader, del capo carismatico che prende decisioni e si assume delle responsabilità.

Rimane centrale, in questa scelta, la costruzione di un'immagine ben definita della persona "del" presidente. Il rifiuto di Giorgia Meloni di essere chiamata "la" presidente del Consiglio o "la" Premier, che ad alcuni nel momento dell'insediamento era sembrata una sorta di civetteria, nel tempo si è rivelata invece come una precisa scelta culturale, ideologica e politica, alla pari con la sostituzione del termine inclusivo di Paese, con il termine identitario ed esclusivo di Nazione.

Le forme pronominali di prima persona singolare, sebbene non specifiche nell'uso di Giorgia Meloni presidente, ma nettamente preminenti nella sua veste di deputata di opposizione, sono comunque indicative della costruzione del leader e del suo ethos pubblico e politico. Il seguente passaggio nella replica al dibattito nella Camera dei Deputati il 25 ottobre 2022 (sed. n. 4 - Presidente: Lorenzo Fontana) durante la presentazione delle dichiarazioni programmatiche è - in questo senso - esemplare nell'esercizio retorico, nelle scelte sintattiche e grammaticali, nel coinvolgimento diretto dell'Aula e nello stile di comunicazione trasgressivamente informale:

Ho sentito dire che io vorrei le donne un passo dietro agli uomini. Mi guardi, onorevole Serracchiani, le sembra che io stia un passo dietro agli uomini (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE - Deputati si levano in piedi)? Voglio dire, non so da che cosa lei abbia evinto questa lettura, ma le devo dire che non la condivido. Non so da che cosa lei abbia evinto questa lettura, ma io stamattina ho parlato di lavoro, di welfare, di una società che non costringa a scegliere tra lavoro e maternità. Certo, ho parlato anche di natalità. Certo, ho parlato anche di famiglia. Sa perché? Perché io considero, sì, una sconfitta che una donna debba rinunciare a lavorare per avere un bambino. Ma considero altrettanto una sconfitta che una donna debba rinunciare ad avere un bambino per lavorare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE - Deputati si levano in piedi)! Quindi, quando si dice di aiutare la famiglia e la natalità, lo si fa per garantire piene libertà! È la sfida! È una sfida sulla quale immagino che siamo d'accordo, spero (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE).

Io chiedo libertà totale, concreta, reale, perché io sono una privilegiata, sono una madre e sono una privilegiata. E se è così difficile per me mettere tutto insieme, ancora di più mi rendo conto di quanto sia difficile per tutti gli altri che non hanno i miei e i suoi e i nostri privilegi, lo capiamo tutti! E allora questa è la domanda (Commenti)… Sì, chiedo scusa, mi rivolgo alla Presidenza. E, quindi, penso… sì, sì, penso… posso guardare, però? Posso guardare? Posso guardarvi? Ok, non cito, guardo. Quindi, dicevo, penso che le cose si debbano giudicare (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE) per il merito. Poi, certo, magari abbiamo priorità diverse, si è fatta polemica… il Presidente, la Presidente… su questo abbiamo un'idea diversa. Io non ho mai considerato che la grandezza della libertà delle donne fosse potersi far chiamare “capatrena” (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE)! No, io ho pensato che fossero cose più concrete, quelle sulle quali bisognava lavorare e per le quali bisognava battersi. Punti di vista, punti di vista, priorità. Ma non dubitate, non dubitate voi, non dubitino le donne italiane: non hanno decisamente nulla da temere con questo Governo. E, Presidente, vorrei dire all'opposizione che io sono convinta che, in cuor loro, non lo pensino neanche loro.

sabato 5 luglio 2025

Il lessico parlamentare di Giorgia Meloni

Giorgia Meloni non è tra i leader del Corpus LP4 perché la rilevazione si fermò al 2011 (XVI legislatura), all'avvento del Governo Monti, e fino ad allora Giorgia Meloni era stata eletta come deputata della XV e XVI legislatura e poi ministra per la Gioventù nel breve Governo Berlusconi IV.
Ora però ha tutte le caratteristiche per essere definita una "leader" ed è certamente tra i leader più rappresentativi della storia della Repubblica Italiana, prima donna presidente del Consiglio dei Ministri e tra le poche ad essere presidente o segretaria di un partito, con Fratelli d'Italia dall'8 marzo 2014.

Il corpus dei discorsi parlamentari di Giorgia Meloni è costituito di 159 interventi dalla XV alla XIX legislatura, fino alla seduta 450 della Camera dei deputati del 19 marzo 2025, per un totale di 249.932 occorrenze e 16.437 parole distinte.

Nella valutazione delle parole specifiche (test della ipergeometrica) e della loro sovra-utilizzazione rispetto agli altri leader rappresentati nel corpus nel suo complesso occorre tenere conto del diverso periodo storico di riferimento, in particolare per la XVIII e XIX legislatura [1].

Nella Tabella 1 sono elencate tutte le forme grafiche con almeno 10 occorrenze nel corpus LP4 e con probabilità inferiore a 1 su 1000 di essere state scelte come evento casuale. Dall'elenco sono state escluse le parole grammaticali o funzionali (quelle che convenzionalmente vengono anche dette “parole vuote”), i numeri e le date.

Tab. 1 - Vocabolario delle parole specifiche sovra-utilizzate nel corpus di Giorgia Meloni

Nel prospetto qui di seguito ho selezionato alcune delle forme più interessanti - ordinate secondo il rango - tra le prime 100 di ciascuna categoria grammaticale (le forme con categoria ambigua J sono state riclassificate tramite le concordanze).

Nomi
Verbi
Aggettivi
Italia
presidente
Europa
italiani
nazione
euro
lavoro
questione
diritto
risorse
cittadini
questione
Ucraina
persone
miliardi
proposta
sicurezza
posizione
soldi
nazioni
ragione
provvedimento
difesa
interessi
milioni
banche
gente
interesse
approccio
scelta
sostegno
confini
immigrazione
imprese
priorità
Stati
proposte
provvedimenti
donne
ruolo
famiglie
giovani
obiettivo
signori
stabilità
regole
immigrati
investimenti
comunità
vicenda
differenza
domanda
mozione
manovra
persona
risposte
migranti
pensione
materia
conflitto
futuro
emergenza
coraggio
crescita
sovranità
ragazzi
strategia
competitività

penso
voglio
dice
dobbiamo
stiamo
vogliamo
dico
possiamo
debba
viene
difendere
significa
lavorare
vuole
sa
diciamo
mettere
facendo
votare
vede
va
sappiamo
chiedere
andare
garantire
vuol
ringrazio
affrontare
vengono
sapete
stanno
concludo
farlo
arrivare
riguarda
facciamo
sostenere
fanno
devo
portare
partire
continuare
chiedo
chiediamo
dicono
vedete
intendiamo
impedire
spiegare
dispiace
pagare
aiutare

europea
internazionale
europeo
europei
nazionali
europee
italiane
chiara
giusta
normale
strategiche
strategica
navale
occidentali
contributivo
migratoria
incostituzionale
energetica
ideologico
banale
illegale
strutturale
strategico
migratori
energetico
giovanile
giovanile
tecnologica
agricolo
digitale
irregolari
duratura
illegali
efficaci
irregolare
bloccate
umanitaria
pluriennale
innovative
esterne
commerciali
globali
retributivo
strategici
sessuale
nervosi
surreale
vergognoso
curioso
veloce
balcanica
islamica
dignitosa



Tra i nomi si notano subito tre forme che richiamano il tema identitario sul quale si fonda la linea politica di Fratelli d'Italia: Italia, italiani, nazione. In particolare, nazione, ha un'incidenza del 24% sul totale di occorrenze di questa forma nel corpus LP4 in complesso. Seguono i termini noti del "contrasto all'immigrazione" e dell'"ordine": sicurezza, confini, immigrazione, immigrati, migranti, emergenza, sovranità, difendere, nazionali, migratoria, migratori, irregolare/i, illegali, balcanica. I temi sociali sono ben presenti con donne, famiglie, giovani, pensione, e i temi economici: lavororisorse, banche, imprese, investimenti, crescita, competitività. La politica internazionale e l'Europa sono soprattutto legati agli interventi come presidente del Consiglio dei ministri e alle crisi in atto. 

Ecco alcuni enunciati di esempio:

[1] Serviva tagliare la spesa pubblica e, invece, l' unica spesa che ci vantiamo di tagliare è quella delle spese militari: felicissimo, il Vicepremier Di Maio taglia le spese militari perché ovviamente non sa, non essendo un sovranista, non essendo una persona che ha a cuore il futuro di questa nazione, che, se vuoi essere una nazione libera, se vuoi essere una nazione sovrana, devi investire per difendere i tuoi confini [XVIII-106, 2018].  
[2] La chiara posizione del governo italiano è riconosciuta e apprezzata dai nostri partner e rafforza il peso della nostra nazione nei contesti europei e internazionali [XIX-128, 2023].
[3] L'Italia , però, ha bisogno di difendere i suoi confini, di difendere la sua sicurezza, di difendere la legalità e, dico di più, di difendere il suo orgoglio e la sua onorabilità a livello internazionale, perché io sono stanca di farmi ridere in faccia dal mondo intero [XVIII-214, 2019].
[4] Non era mai accaduto e non sarebbe accaduto, se l'Italia non avesse posto con determinazione due questioni: il rispetto della legalità internazionale e la necessità di affrontare il fenomeno delle migrazioni a livello strutturale. Continuiamo a essere convinti che occorra passare dal dibattito sulla redistribuzione dei migranti a quello sulla difesa comune dei confini esterni dell'Unione [XIX-24, 2022].
[5] Quando è entrato in vigore il sistema contributivo, lo Stato italiano ha detto agli italiani: guardate che, siccome con la pensione contributiva voi non avrete mai una pensione decente, fatevi una pensione integrativa [XVII-341, 2014].
[6] O forse avete dispensato così tanta umanità a tutti i migranti del globo terracqueo che non ve ne è rimasta per niente per quei cittadini che hanno come colpa quella di parlare la vostra stessa lingua e che sono esattamente disperati come i tanti di cui vi occupate, con la differenza che questi hanno anche contribuito a mettere in piedi le istituzioni che state devastando. Quindi, se ogni tanto vi occupate anche dei cittadini italiani — noi, come Fratelli d' Italia, chiediamo e continuiamo a chiedere « prima gli italiani » — , se ogni tanto ve ne accorgete anche voi, fate cosa buona e giusta [XVII-493, 2015].
[7] La vera posta in gioco dal mio punto di vista è stabilire chi debba davvero detenere la sovranità in Italia: se la debba detenere il popolo, come tutti pure diciamo, o se invece la debba detenere il Palazzo, con i suoi intrighi e i suoi sotterfugi [XVIII-691, 2022].

In questo enunciati si possono notare diversi costrutti metaforici e segnali discorsivi che denotano un abbassamento di registro del linguaggio da "formale", come ci si potrebbe attendere in un'aula parlamentare, a "informale": dico di più [3], guardate che [5], mettere in piedi [6], farmi ridere in faccia [3]. La scelta di uno stile colloquiale, con espressioni tipiche dell'oralità come il "tu" impersonale: se vuoi essere una nazione libera [1], i tuoi confini [1] si osserva molto bene nelle forme verbali sovra-utilizzate: 

[8] Vede, io sono giorni che vedo i colleghi del MoVimento 5 Stelle e i colleghi del Partito Democratico, che fanno la gara per dire: la proposta è mia! no, era mia! no, l' ho messa prima io! no, io sono più bravo! no, me la stai scippando! Io, insomma, sommessamente, segnalo che noi non partecipiamo a questa querelle [XVII-842, 2017]. 
[9] Guardi, presidente Letta, lo dico con simpatia: non si faccia turlupinare dai suoi colleghi capi di Stato europei, che la spronano ad andare avanti su questa strada e che si comportano un po' come se si stessero prendendo gioco di lei, un po' come si fa con il «pollo» di turno messo al tavolo del poker dai giocatori esperti e che continuano a fargli i complimenti, per poterlo depredare meglio [XVII-136,2013]
[10] Prima avevamo un presidente del Consiglio che si vantava del fatto che gli avevano detto che sarebbe stato il genero perfetto per una suocera tedesca, adesso abbiamo lei che si vanta perché i suoi colleghi dicono che ha tirato fuori contro il suo popolo le balls of steel, gli attributi di acciaio [XVII-136,2013].
[11] E allora, voglio dire, chapeau, Frau Merkel! La Germania ha nelle ultime settimane svestito i panni del poliziotto cattivo, ha fatto fare il lavoro sporco ai paesi frugali e adesso si riprende in mano il boccino del controllo del nostro destino, come fa dal 2011 ad oggi. E io non posso dire niente a Frau Merkel: complimenti a Frau Merkel! [XVIII-372, 2020].
[12] Glielo dico perché ho sentito dire che lei in passato si è definito uomo di sinistra. Mi auguro che in questi anni si sia — voglio direrinsavito, perché l' unica cosa di cui l'Italia non ha bisogno è un altro Governo di sinistra [XVIII-12, 2018]. 

Il tono colloquiale e informale si accompagna, poi, a un forte stile polemico con sottolineature ironiche e sarcastiche [1, 6, 9, 10, 11, 12, 13, 14]:

[13] Nei corridoi di Bruxelles si dice che Renzi faccia scena muta nei Consigli europei e che loro aspettano che lui torni in Italia e faccia le conferenze stampa per sapere quale sia la sua posizione. Poi adesso, chiaramente, è in campagna elettorale e nei corridoi di Bruxelles pare che voglia farsi chiamare Jean-Matteo Le Pen, ma fino a ieri era Matteo Renzi, cioè esattamente un burattino delle consorterie europee, che fa quello che dicono loro [XVII-710, 2016].
[14] Vede, presidente, c' è solo una cosa più ridicola della riforma della scuola di Renzi: è il video di lui che la spiega davanti alla lavagna [XVII-548, 2015].

Questi temi si ritrovano con maggiore evidenza nelle espressioni e nei costrutti lessicali, come possiamo osservare in queste tabelle (cliccare per accedere all'elenco completo):

Tab. 2 - Espressioni specifiche sovra-utilizzate nel corpus di Giorgia Meloni

Tab. 3 - Espressioni esclusive

Le espressioni nel prospetto sono in ordine di occorrenza; in grassetto sono evidenziate le espressioni "esclusive". 




Unione Europea
Fratelli d'Italia
Consiglio europeo
voglio dire
governo italiano
Commissione europea
reddito di cittadinanza
Stati membri
Partito democratico
interesse nazionale
Stato italiano
Banca Centrale
diritto internazionale
legge elettorale
MoVimento 5 Stelle
Corte costituzionale
esseri umani
blocco navale
immigrazione illegale
Global compact
immigrazione illegale
Stati nazionali 
Medio Oriente 
comunità internazionale
confini esterni
Balcani occidentali
patto di stabilità
sistema contributivo
immigrati clandestini
flussi migratori
sistema bancario
nostri confini
nostra nazione
confini nazionali


popolazione civile
legge di stabilità
in qualche maniera
giovani generazioni
dal mio punto di vista
a livello internazionale
Nord Africa
Roma Capitale
trafficanti di esseri umani
interessi nazionali
immigrazione irregolare
liste bloccate

infrastrutture strategiche
interesse nazionale italiano
istituzioni europee
Parlamento della Repubblica
neutralità tecnologica
soluzioni innovative
a livello europeo
sotto gli occhi di tutti
dal nostro punto di vista
mercato del lavoro
nazione sovrana
aggressione russa
transizione verde
slot machine

disoccupazione giovanile
nazioni europee
premio di maggioranza
crescita economica
conferenze stampa
difesa dei confini
traffico di esseri umani

organizzazioni non governative

sicurezza alimentare
avere il coraggio
integrazione europea
Cassa integrazione guadagni
territorio nazionale
aziende italiane
giocare un ruolo
paesi di origine
donne italiane
imprese di questa nazione
segnalo sommessamente
governo dei flussi migratori
catene del valore
rotta balcanica
nazioni africane

fondamentalismo islamico
approvvigionamento energetico
soldi degli italiani
stato di emergenza
valore aggiunto
valga la pena 
principio di sussidiarietà
livello nazionale
scuola italiana
onestà intellettuale
tassa piatta
transizione digitale
movimenti primari
fermare le partenze

assistenza umanitaria
missioni internazionali
portare a casa
organizzazioni internazionali
immigrazione clandestina

Un'attenzione particolare deve essere dedicata agli indicatori della personalizzazione. Molti osservatori hanno ritenuto di riscontrare negli ultimi anni una accentuazione di questo tratto "leaderistico" del discorso politico mettendolo in relazione con l'indebolimento delle ideologie e della forza di attrazione degli apparati tradizionali dei partiti. In questo quadro il consenso si focalizza intorno alla persona del leader, al suo carisma e alla sua presenza mediatica, soprattutto nei social media (Desideri, 2011; Dell'Anna, 2010). Michele Cortelazzo illustra con molta chiarezza la transizione dal paradigma della superiorità al paradigma del rispecchiamento (Antonelli 2017; Caminati 2020), cioè dal "politichese" della Prima Repubblica al "gentese" della Seconda Repubblica (e forse della Terza) imperniato sulle figure di Craxi, Berlusconi e Renzi (Cortelazzo, 2016; 2022; 2024) e segnalato anche dalla crescente diffusione degli eponimi (draghiano, derenzizzazione, meloniano) e delle neoformazioni linguistiche con il suffisso -ismo (grillismo, renzismo, melonismo, calendismo, salvinismo, contismo) tipici di una "lingua della neopolitica" che ha ormai una estensione internazionale fino ai dilaganti trumpismo e putinismo (Cortelazzo, 2024). 

In un discorso parlamentare, connotato da un registro formale, la presenza di riferimenti diretti alla I persona singolare "io" è un indicatore forte della volontà del parlante di rimarcare la propria soggettività e di mettere se stesso al centro della scena (Delbarba 2021; di Pace e Pannain, 2025). La deissi personale alla prima persona in lingua italiana non richiede necessariamente l'utilizzo del pronome, quindi quando è presente denota una forte marcatura non giustificata sintatticamente dal testo e, soprattutto, non richiesta dal luogo: l'aula parlamentare. Se si escludono pochi passaggi come i ringraziamenti o locuzioni standard della lingua italiana come "io credo" e "io penso", il discorso istituzionale dovrebbe essere prevalentemente impersonale. 

Giorgia Meloni rappresenta un'eccezione singolare, ma non è del tutto isolata anche nel panorama complessivo dei leader della Prima e Seconda Repubblica.  Il conteggio delle occorrenze, commisurate alla lunghezza dei discorsi, indica un uso ridondante di "io" e delle rispettive particelle pronominali "me", "mi", compreso l'utilizzo nella forma clitica del verbo ("permettetemi", "permettetemelo"). Un uso ridondante, in particolare dell'io (31,50 per 10.000) se confrontato con il 7,91 di Aldo Moro e il 7,31 di Gianfranco Fini, il suo predecessore come leader recente della Destra italiana. Dopo Meloni, spicca il 25,86 di Giorgio Almirante, ma soprattutto il 26,27 di Alcide De Gasperi. 

Tab. 4 - Pronomi e clitici della I persona singolare: 
confronto con alcuni leader della Prima e Seconda Repubblica 
(incidenza per 10.000 occorrenze)


Leader

Pronomi


Leader

Pronomi

io

mi, me

io

mi, me

MELONI

31,50

38,70

LA MALFA

18,32

33,99

ALMIRANTE

25,86

45,99

MORO

7,91

15,83

BERLUSCONI

4,02

15,72

NENNI

14,30

16,55

BERSANI

11,28

26,18

PANNELLA

16,74

31,45

CRAXI

8,55

15,85

PRODI

10,42

20,44

D’ALEMA

16,50

22,54

TOGLIATTI

8,94

16,49

DE GASPERI

26,27

36,16

VELTRONI

7,09

24,38

FINI

7,31

28,97

VENDOLA

8,4

22,46


Tuttavia nell'interpretare questi dati è necessaria la massima cautela. Di recente, in un saggio sui discorsi ufficiali di Giorgia Meloni, in particolare sul discorso di insediamento alla Camera, è stato osservata la eccezionalità delle 13 occorrenze del pronome io assumendo come termine di confronto altrettanto significativo le 6 occorrenze di Matteo Renzi nel suo discorso di esordio al Senato (Di Pace e Pannain, 2025: 48). Lo sguardo troppo ristretto sulle ultime tre legislature può giocare brutti scherzi. In realtà il presidente del Consiglio che ha utilizzato con maggiore frequenza il pronome personale io in un solo discorso di insediamento è stato, in assoluto per tutte le legislature, Giuliano Amato, con 14 occorrenze (XIII legislatura, Camera, 27 aprile 2000), seguito da Massimo D'Alema con 7 occorrenze nel discorso programmatico del suo primo governo (XIII legislatura, Camera, 22 ottobre 1998). Insomma la personalizzazione è certamente una caratteristica della leadership ed è un indicatore, tra gli altri, dell'affermarsi di un registro informale, ma non è del tutto anomala e senza precedenti. 

Ciò che è davvero singolare in Giorgia Meloni è che la marcatura forte dell'io è legata alla sua sfera personale e non, come accade in tutti gli altri leader, al loro ruolo di deputato, presidente del Consiglio, ministro o capo dell'opposizione. Lo stesso Giorgio Almirante, che è sicuramente per lei un punto di riferimento ideologico privilegiato, quando utilizza il pronome io lo fa per rimarcare la rappresentanza della sua parte politica. Giorgia Meloni, con una magistrale aderenza al "paradigma del rispecchiamento", si riferisce a se stessa come persona, come donna, come tifosa della squadra del cuore:

[15] Allora io, siccome sono una persona che studia, (...) perché avendo il problema di ritardo originario devo almeno studiare, altrimenti sono spacciata [XVIII-97, 2018]. Sono una persona che studia [XVIII-97, 2018].  
[16] (...) più che un Governo giallo-verde, direi che è un Governo giallo-rosso, ma poi non lo posso dire perché io sono romanista, quindi se quello fosse un Governo giallo-rosso in quel senso mi farebbe anche piacere [XVIII-106, 2018]. 
[17] Io ho allattato mia figlia per la prima volta in treno e aveva dodici giorni; io sono una di quelle donne che non si è potuta permettere la maternità ("permettere" tra virgolette); mi sono trovata ad allattare mia figlia ovunque nei suoi primi sei mesi di vita; l'ho allattata fino a un anno e tre mesi - si figuri -, su treni, aerei, in mezzo alla strada [XVIII-220, 2019]. 
[18] Io sono una persona che risponde, non sono abituata a nascondermi [XIX-4, 2022]
[19] In fondo io sono la prima donna che arriva alla presidenza del Consiglio (...) [XIX-4, 2022].
 
[20] Io sono sempre stata una persona libera, sarò sempre una persona libera e, per questo, intendo fare esattamente quello che devo [XIX-4, 2022]. 
[21] Guardi, io non so voi cosa intendiate, ma io sono una persona abbastanza distante dal tema dell'austerità [XIX-73, 2023]. 
[22] Non è tattica. Io sono una persona che è sempre stata abituata ad assumersi le sue responsabilità - ok? - e questo farò anche in questo senso e anche in questo caso, ma voglio cercare, come sempre, di difendere il meglio possibile l'interesse nazionale italiano [XIX-128, 2023]. 

Lo stesso uso del tu, per quanto raro nel linguaggio delle aule parlamentari, è utilizzato come "tu" impersonale, riferito a un personaggio immaginario, come se ci si rivolgesse a un amico: 

[23] Noi sappiamo quale è la tesi per la quale si dice che le preferenze non vanno bene, è da sempre la tesi di chi sostiene, come parte sia del centrodestra che del centrosinistra, che in qualche modo se un parlamentare lo nomini tu fa quello che dici tu perché a te risponde; se invece un parlamentare ha il consenso per farsi eleggere dagli italiani c'è il rischio che risponda a quello che quegli italiani gli chiedono di fare e che quindi in alcuni casi possa anche dire di no al capo [XVII-187, 2014].

[24] Una volta, quando facevi diciott'anni, ti arrivava la cartolina del militare per andare a servire la Patria e adesso ti arrivano i 500 euro di Matteo Renzi nella speranza che tu voti come dice lui [XVII-710, 2016].

[25] Nelle altre nazioni sei un clandestino fino a prova contraria, per cui tu entri illegalmente in territorio italiano, io ti trattengo fino a 18 mesi e in quei 18 mesi valuto se hai diritto ad essere rifugiato oppure no; dopodiché, o ti rimpatrio o ti libero [XVIII-214, 2019].
L'unica eccezione è l'incidente occorso nella replica alle dichiarazioni programmatiche nella seduta di insediamento, durante la quale Giorgia Meloni, nel rispondere all'interruzione di Aboubakar Soumahoro che le fa osservare l'errore nel pronunciare il suo cognome, incorre in uno "scusami" al quale l'Aula reagisce vivacemente:
[26] GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei Ministri. Voglio dire al collega Suamoro…
ABOUBAKAR SOUMAHORO (MISTO-AVS). Soumahoro!
GIORGIA MELONI, Presidente del Consiglio dei Ministri. Soumahoro... scusami... che tutti ci sentiamo scolari della storia, sai (Commenti del deputato Soumahoro)? Altrimenti, saremmo ignoranti, saremmo ignoranti del presente, saremmo senza futuro (Commenti)… Non ho dato del “tu” a nessuno… Chiedo scusa all'onorevole collega… Va bene, va bene, va bene… Ah, era il “sai”… scusi, ha ragione, “sai” “sai”… ha ragione, ha ragione, avete ragione, errore mio (Commenti)… calmi, chiedo scusa. Succede, nella vita, di sbagliare, basta saper chiedere scusa quando accade (Applausi dei deputati dei gruppi Fratelli d'Italia, Lega-Salvini Premier, Forza Italia-Berlusconi Presidente-PPE e Misto-Noi Moderati (Noi con l'Italia, Coraggio Italia, UDC e Italia al Centro)-MAIE) [XIX-4, 2022].

In questi enunciati e nei precedenti [16, 17, 21, 22,], vi sono tutti gli indicatori tipici della narrazione neo-populista: il registro informale in un contesto istituzionale nel quale ci si attende il contrario; la ricerca di un contatto diretto con l'elettorato "popolare", anche se il contesto non è quello di un comizio [16, 17, 18]; la narrazione di sé come di una persona che "ce l'ha fatta" anche contro tutte le aspettative [15, 17, 19] e che prende le distanze dal "poteri forti" e dal "Palazzo" [18]. E' qui che si evidenzia tutta forza polemica di Giorgia Meloni nelle vesti di leader di opposizione e di Fratelli d'Italia:

[27] Un Parlamento debole, una Unione Europea entusiasta di avere un altro presidente del Consiglio al quale impartire ordini e, dunque, compiacente, grandi media al servizio di poteri forti, che chiaramente hanno tutto l' interesse ad avere una politica in cerca di padroni per fare meglio i loro interessi [XVIII-453, 2021].

[28] Per questo non ci ha mai appassionato l'ipotesi di un Governo grillo-leghista. Non ci ha appassionato e non ci entusiasma un altro Governo nato nel Palazzo e non nelle urne, con un tecnico non eletto a ricoprire l'incarico di presidente del Consiglio e altri importanti tecnici in ministeri chiave [XVIII-12, 2018].

[29] In quest'Aula c'è un unico partito che non si è mai prestato al bazar dei giochi di Palazzo e quel partito — lo rivendico con orgoglio — si chiama Fratelli d'Italia [XVIII-222, 2019].

[30] Questo è un Governo che nasce dichiaratamente contro la volontà dei cittadini. Dobbiamo fare l'inciucione perché altrimenti la destra vince le elezioni. Per impedire che gli italiani facciano con il proprio voto quello che vogliono fare, noi dobbiamo organizzarci e, diciamo così, inventarci qualcos'altro. Ora, questa è una truffa: è una cosa semplice. Esattamente come il ladro di appartamento entra dentro casa di notte e ti ruba l'argenteria perché non vuole trovarsi un lavoro onesto con il quale comprarsi l'argenteria, voi truffate il Governo perché non potete onestamente guadagnarlo con il consenso degli italiani [XVIII-222, 2019].

[31] Repubblica parlamentare non significa mi frego i voti (…) ragazzi, mi rendo conto che la verità fa male però se posso dire anche io cinque minuti la mia, visto che avete parlato tutto il giorno. Repubblica parlamentare non significa mi frego i voti dei cittadini raccontando un sacco di bugie e poi per cinque anni ci faccio quello che mi pare, possibilmente il contrario di quello che ho dichiarato ai cittadini che ci avrei fatto : non so dove abbiate letto questo articolo della Costituzione, ma non esiste! [XVIII-222, 2019].

[32] Presidente Conte, a me non sfugge che il giorno prima lei era l'oscuro prestanome di un Governo impresentabile e il giorno dopo è diventato uno statista: non mi sfugge. Se non è così, se invece io mi sbaglio e non avete svenduto gli interessi italiani per la poltrona, lo vediamo quando il dibattito arriva in aula il prossimo 11 di questo mese, e qui vediamo che cosa fa Luigi Di Maio, vediamo cosa fa il MoVimento 5 Stelle, vediamo cosa fa il Partito di maggioranza relativa all'interno del Governo. Perché basta con i proclami, no? Abbaiate alla luna sui giornali e vi nascondete con la coda tra le gambe dentro il Palazzo: non si può fare [XVIII-269, 2019].
Questi sono i toni tipici di Giorgia Meloni, unica vera rappresentante dell'opposizione nella XVIII legislatura, durante la quale ha consolidato il suo consenso nell'elettorato fino a portare Fratelli d'Italia a diventare il partito di maggioranza relativa e a conquistare il premierato.

Ora, come presidente del Consiglio dei ministri, il suo linguaggio è cambiato, si è fatto più istituzionale e soprattutto meno aggressivo e più "positivo". Lo possiamo vedere in modo sintetico da un'analisi del "Sentiment" applicato ai suoi discorsi nella XVII, XVIII e XIX legislatura (in corso).

Tab. 5 - Indice di negatività nei discorsi di Giorgia Meloni nelle ultime tre legislature (DTPN - Dizionario dei Termini negativi e Positivi)


Connotazione

Leg. XVII

  Leg. XVIII

Leg. XIX

Occ. Negative (N)

2.159

1.915

2.875

Occ. Positive (P)

4.314

3.694

9.424

Indice di Negatività
(N/P *100)

50,05

51,84

30,51


Secondo la nota ipotesi di prevalenza dei termini positivi rispetto ai termini negativi (vedi: Proposta di un Dizionario dei Termini Positivi e Negativi) la soglia di negatività si attesta intorno al 45%. Pertanto il tono è negativo nelle legislature in cui Giorgia Meloni è all'opposizione e positivo nella legislatura in cui è presidente del Consiglio. Questi sono valori attesi, non destano nessuna sorpresa, ma denotano soprattutto il suo allineamento rispetto alle caratteristiche salienti del dibattito parlamentare: prima il confronto aspro tra maggioranza e opposizione, il tono polemico, gli scambi verbali violenti, la ricerca del consenso nel proprio elettorato di riferimento, e poi il parziale innalzamento del registro formale nelle comunicazioni del Governo, in cui si sviluppa la narrativa dei "successi" dell'Esecutivo. 

Tab. 6 - Indice di negatività nei discorsi di alcuni leader della Prima e Seconda Repubblica
(DTPN -Dizionario deiTermini negativi e Positivi) - Leg. 1-XVI.

Leader

Indice di Negatività 

% N/P

Leader

Indice di Negatività

% N/P

ALMIRANTE

58,89

FINI

42,74

BERLUSCONI

37,16

MORO

29,35

BONINO

50,96

NENNI

58,47

BOSSI

60,98

PANNELLA

63,58

CRAXI

45,57

PRODI

19,53

D’ALEMA

36,13

TOGLIATTI

59,21

DE GASPERI

41,59

PREMIER

31,93

DI PIETRO

78,01

OPPOSIZIONE

57,50


Il confronto con altri leader rappresentativi della Prima e Seconda Repubblica mette in evidenza come i toni polemici e ostili si manifestino con più forza nei leader "storici" di opposizione: Almirante, Bossi, Nenni, Pannella, Togliatti, con un valore eccezionalmente alto di negatività per Antonio di Pietro. Il ruolo istituzionale prevale invece nettamente in Romano Prodi e Aldo Moro. Ecco quindi che il 51,84% di negatività di Giorgia Meloni deputata della XVIII legislatura si attesta sui valori più bassi tra i leader di opposizione, mentre il 30,51% della Premier si pone allo stesso livello di Aldo Moro (costantemente schierato con la maggioranza), in linea con i Premier del Corpus LP4 (31,93%). 

Il tono positivo degli interventi in Aula della Premier riscontrato nell'analisi del Sentiment è ben evidenziato dai riferimenti frequenti alla "fierezza" e alle espressioni di soddisfazione per l'operato del Governo (Cortelazzo, 2024):

[33] Voglio dire che sono fiera di essere arrivata alla guida di questa nazione quando era lanciata a folle velocità verso la cancellazione dei confini nazionali, il riconoscimento del diritto inalienabile alla migrazione e, quindi, a essere accolti in Europa senza vincoli e senza distinzioni, il divieto di adottare qualsiasi misura di contenimento dell'immigrazione illegale, arrivando perfino a legittimare chi sperona le navi dello Stato italiano, e di ritrovarmi oggi a rappresentare una nazione che si fa portatrice di una visione diametralmente opposta [XIX-128, 2023].

[34] Infine, voglio cogliere l' occasione di questo dibattito parlamentare per condividere con voi la soddisfazione in merito all'esito del negoziato sul nuovo regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio. Sono fiera del risultato raggiunto e sono fiera del grande lavoro di squadra che è stato fatto dall'intero sistema Italia [XIX-265, 2024]. 
[35] Dove sto schierando l'Italia? Guardi, è una risposta molto semplice questa: io, l'Italia, la schiero con l'Italia, cioè la schiero dove sta l'interesse nazionale. E sono fiera che sia finita la stagione nella quale l'Italia viene schierata dove interessa al PD. Sono fiera che quella stagione sia finita [XIX-314, 2024].

Il lessico emozionale e valoriate di Giorgia Meloni è particolarmente ricco e sovra-rappresentato rispetto alla consuetudine per un presidente del Consiglio (di Pace e Pannain, 2025: 56). Anche questo è un modo per mettere in evidenza la dimensione personale, la vicinanza del leader al popolo, il superamento del lessico politico come espressione dei "potentati":

[36] Non useremo il voto di milioni di italiani per sostituire un sistema di potere con un altro distinto e contrapposto. Quello che noi vogliamo fare è liberare le migliori energie di questa nazione e garantire agli italiani, a tutti gli italiani, un futuro di maggiore libertà, giustizia, benessere e sicurezza. E se per farlo dovremo scontentare alcuni potentati o fare scelte che potrebbero non essere comprese nell'immediato da alcuni cittadini, non ci tireremo indietro, perché il coraggio di certo non ci difetta [XIX-4, 2022].

[37] Affronteremo il cancro mafioso a testa alta, come ci hanno insegnato i tanti eroi che, con il loro coraggio, hanno dato l'esempio a tutti gli italiani, rifiutandosi di girare lo sguardo o di scappare anche quando sapevano che quella tenacia probabilmente li avrebbe condotti alla morte [XIX-4, 2022].

[38] L'Italia, come sempre farà la sua parte, pronta a indicare la rotta su molti temi sui quali ha ampiamente dimostrato di poter dire la sua. Perché a questa nazione non manca nulla. Non le manca la solidità, la visione, la creatività, l'affidabilità per poter essere un punto di riferimento. Le è mancata, a volte, la consapevolezza del suo ruolo, l'orgoglio per la sua tradizione, il coraggio per tracciare la rotta, invece di limitarsi a seguire le rotte tracciate da altri. Ma quella stagione, fortunatamente, ce l'abbiamo alle spalle [XIX-365, 2024].

[39] In conclusione, colleghi, non è un tempo facile quello nel quale ci è stato dato il compito di guidare questa nazione. Il quadro è in continua mutazione, e le nostre certezze continuano a diminuire. Ma c'è una certezza che per me non viene meno. Con una visione chiara, un po' di coraggio, concentrandosi solo sulle cose davvero importanti, e mantenendo come principale bussola di riferimento il suo interesse nazionale, l'Italia ha tutte le carte in regola per attraversare anche questa tempesta. Personalmente sono, e sarò, insieme a tutto il Governo, concentrata solo su questo. Come diceva Pericle: "La felicità consiste nella libertà e la libertà dipende dal coraggio". Metteremo tutto il coraggio che serve, perché ai nostri figli non manchino domani né la libertà né la felicità [XIX-449, 2025]. 

Posso riprendere qui le osservazioni conclusive formulate  nel post del 25 settembre 2023 dedicato a Settantasei anni di Repubblica nei discorsi programmatici di governo in cui facevo riferimento alla ipotesi di Ghiglione e dei suoi collaboratori sulla organizzazione del discorso politico intorno a due atteggiamenti fondamentali, definiti come atteggiamento sintagmatico (SA) e atteggiamento paradigmatico (PA) (Beauvois e Ghiglione, 1972; Ghiglione et al., 1998; Marchand, 2007 e 2020). 

La disposizione secondo SA è caratterizzata dalla presenza significativa di pronomi personali e aggettivi possessivi della prima e seconda persona (singolare e plurale) e da sequenze egocentriche o sociocentriche (riferite alla propria parte politica o al governo che si presiede.) La disposizione PA è caratterizzata da verbi impersonali, nomi astratti e connettivi che denotano una marcata elaborazione sintattica con frasi coordinate e subordinate. In sostanza si tratta di una polarizzazione tra semplificazione del linguaggio, prevalentemente narrativo, e complessità dell'argomentazione. 

L'atteggiamento sintagmatico è fondamentalmente orientato verso gli interlocutori, siano essi presenti nell'aula parlamentare (colleghi della maggioranza o dell'opposizione) o idealmente rappresentati dall'elettorato "in ascolto", sia che si tratti di marcature polemiche che di narrazioni che esaltano i valori e i successi della propria parte politica o del governo. In questa modalità il registro informale prevale su quello formale attraverso la ritualità del lessico istituzionale. 

L'atteggiamento paradigmatico, al contrario, evita al massimo il ricorso a ogni forma di personalizzazione  e di relazione interpersonale. Questa è la forma di comunicazione prevalente in chi ricopre un ruolo come rappresentate delle istituzioni, la cui autorità razionale discende dall'essere stato investito del potere in base all'esercizio delle regole democratiche. 

L'alternanza tra disposizione sintagmatica e disposizione paradigmatica del discorso politico in concreto si declina secondo varie sfumature, ma la versione più estrema della personalizzazione finisce per adattarsi perfettamente a quella che è la comunicazione privilegiata del capo carismatico o di quello che pretende di essere tale sulla base di un consenso che ne rappresenta la fonte di legittimità. Invece la versione più estrema dell'orientamento alla complessità del linguaggio porta al formalismo della superiorità burocratica, che finisce per privilegiare i regolamenti, dimenticando - almeno nella percezione collettiva - la risoluzione dei problemi. 

Ebbene sì, ancora una volta questa è la contrapposizione perniciosa tra il "gentese" e il "politichese", due mostri generati entrambi dal "sonno della ragione politica". 

Giorgia Meloni si è messa nel solco tracciato da Silvio Berlusconi nel 1994, che - a sua volta - era stato preceduto, per molti aspetti, da Bettino Craxi. L'ipotesi dell'alternanza della disposizione sintagmatica e paradigmatica applicata al linguaggio parlamentare comincia ad essere solida, ma richiede altri confronti, per esempio con i leader più recenti: Matteo Renzi e Giuseppe Conte sul versante sintagmatico ed Elly Schlein sul versante paradigmatico. E' quello che mi riprometto di fare nei prossimi mesi.