sabato 30 maggio 2020

Lessico e contenuti della I Legislatura: la Ricostruzione [1/2]

18 aprile 1948
In questo momento così difficile per noi tutti, molti sono i richiami, metaforici per lo più, al "dopoguerra", con riferimento agli anni immediatamente successivi alla II guerra mondiale e - per quanto riguarda le istituzioni politiche - ai primi anni della Repubblica.
Partendo da qui, ho ritenuto interessante provare a esaminare alcuni aspetti del lessico e alcuni contenuti cronologicamente circoscritti alla prima legislatura, quella che è iniziata l'8 maggio 1948 ed è terminata il 24 giugno 1953 e che è a tutt'oggi la legislatura più lunga della nostra storia repubblicana (1874 giorni). In essa si sono succeduti tre governi, tutti presieduti da Alcide De Gasperi. A tutti gli effetti può essere considerata la legislatura della "ricostruzione".

Va detto che il 1° gennaio 1948 era entrata in vigore la Costituzione italiana e che le elezioni del 18 aprile avevano visto la democrazia cristiana conquistare con circa il 50% dei voti 305 deputati su 574 contro i 183 del Fronte popolare (fermo a poco più del 30% dei consensi) formato principalmente dal partito comunista e dal partito socialista (Palmiro Togliatti e Pietro Nenni).
I tre governi De Gasperi si susseguirono in modo un po' tumultuoso: il primo si costituì con la partecipazione dei socialdemocratici di Giuseppe Saragat, dei repubblicani di Randolfo Pacciardi e dei liberali di Bruno Villabruna, un uomo politico di grande valore e dirittura morale, oggi purtroppo dimenticato e che sarà poi nel 1955 tra i fondatori del Partito Radicale.
Il secondo governo De Gasperi si formò dopo il ritiro della partecipazione dei liberali e il terzo, che vide la partecipazione dei soli repubblicani, si formò dopo profondi dissidi tra De Gasperi e il suo collega di partito Giuseppe Pella, ministro del Bilancio, rispetto alle decisioni di politica economica.

La cornice storica della prima legislatura in estrema sintesi si può delineare con la segnalazione di alcuni degli eventi più significativi di quegli anni [1]. Prima di tutto è inevitabile il riferimento alla Guerra fredda innescata dal processo di formazione dell'Alleanza atlantica, fortemente voluta da De Gasperi, e che comportò una conventio ad excludendum del partito comunista da qualsiasi ipotesi di partecipazione al governo. Secondo alcuni questo ebbe come conseguenza quella "anomalia" della Prima repubblica che di fatto bloccò la Dc in una posizione di potere preponderante fino agli inizi degli anni '90.

Sul versante della sinistra credo che sia utile ricordare l'attentato a Palmiro Togliatti del 14 luglio 1948, le accuse al partito comunista di fomentare un'insurrezione e lo scioglimento successivo, il 14 agosto, del Fronte popolare su richiesta del partito socialista.

Sul versante della destra politica il Movimento sociale italiano trovò una sintesi nella unificazione delle sue componenti maggiori, la monarchica e la repubblicana, la moderata e la rivoluzionaria di Salò, confermando Giorgio Almirante alla segreteria. A questi si alterneranno ufficialmente nel 1950 prima Augusto De Marsanich e poi Arturo Michelini (ma la leadership di Almirante rimase comunque indiscussa fino alla sua riconferma nel 1969).

Sul piano dei rapporti istituzionali tra le forze politiche si segnala l'approvazione della legge Scelba che introdusse il divieto di riorganizzazione dei partiti di ispirazione fascista (febbraio-giugno 1952); nel luglio dello stesso anno Alcide De Gasperi annunciò alcuni provvedimenti atti a "proteggere" la democrazia con leggi speciali per contrastare gli eventuali attacchi sovversivi sia della destra che della sinistra; nello stesso periodo dalla Dc venne avanzata la proposta di una legge maggioritaria da approvare in vista delle elezioni successive del 1953. Da qui si aprì un aspro dibattito con le forze politiche di opposizione che non riuscirono a impedire l'entrata in vigore di quella che fu chiamata la "legge truffa" con la quale si votò alle elezioni politiche del 7 giugno 1953. Tuttavia il premio di maggioranza voluto da De Gasperi non fu assegnato perché per pochi voti di scarto l'obbiettivo minimo fissato del 50% dei consensi per le forze "apparentate" alla Dc non fu conseguito.

In questa brevissima carrellata si colloca anche l'imponente piano per la ripresa europea (Piano Marshall) che si concluse nel 1951 e l'avvio della ricostruzione economica. Dal 1948 al 1953 furono moltissimi gli interventi di politica economica e industriale che avrebbero segnato tutta la storia successiva, tra questi: le leggi eccezionali sull'economia, la Cassa del Mezzogiorno, la riorganizzazione dei sindacati e le tensioni relative alla occupazione delle terre incolte.

Nella politica internazionale, oltre alla adesione alla NATO, che vide la durissima opposizione dei comunisti e dei socialisti, fu di assoluto rilievo l'ingresso dell'Italia nell'Unione Europea Occidentale (UEO) che aprirà la strada al processo di costruzione dell'Europa.

Questa sintesi a mio è avviso necessaria per leggere almeno alcune delle tendenze e dei contenuti estratti con l'ausilio di un modello statistico che ha come obiettivo l'estrazione automatica dell'informazione contenuta nei discorsi selezionati nel corpus LP4. Si tratta di un modello di analisi multidimensionale sviluppato dal 1986 al 2001 da Max Reinert sulla scia dei lavori di Benzecri [2]. In particolare un metodo di classificazione gerarchica discendente basato sulla cooccorenza delle parole all'interno di un insieme ordinato di parole: frasi, paragrafi, pezzi di testo (chunks) sottoposti a diverse regole di individuazione, quella che si chiama la struttura sintagmatica del testo e che - proprio per il ripetersi delle connessioni tra le unità lessicali - permettono di ricostruire o "scoprire" modelli di senso. L'approccio di Reinert ha delle interessanti implicazioni semantiche. Il suo algoritmo, noto in letteratura come ALCESTE [3], porta a una rappresentazione di "mondi lessicali" che danno forma ai diversi punti di vista nei quali si possono esprimere i contenuti di testi complessi, come possono essere i discorsi politici.

Il sub-corpus della I legislatura sottoposto ad analisi è costituito di 153 frammenti (interventi) per un totale di 591.405 occorrenze e 27.778 forme grafiche (type/token ratio = 0,047) e 12.101 hapax (0,43% delle forme).

Tab. 1 - Caratteristiche lessicometriche del sub-corpus LP4 (I Legislatura) secondo i leader


 Leader
Occorrenze
Numero di interventi
Giorgio Almirante
155.813
39
Giulio Andreotti
1.714
2
Alcide De Gasperi
90.115
28
Amintore Fanfani
670
1
Ugo La Malfa
23.166
5
Aldo Moro
7.526
5
Pietro Nenni
113.523
36
Giuseppe Saragat
39.588
5
Palmiro Togliatti
159.290
32
Corpus della I Legislatura
591.405
153

Come si può osservare, gli interventi che presentano contributi più robusti ed equilibrati sono quelli di Almirante, De Gasperi, Nenni, Saragat e Togliatti. D'altra parte nella prima legislatura gli altri futuri leader avevano ruoli già molto importanti ma non di primissimo piano in Parlamento: Andreotti era sottosegretario alle presidenza del Consiglio dei ministri; Fanfani era ministro del lavoro e della previdenza sociale dal 1948 al 1953 e ministro dell'agricoltura dal 1951 al 1953; La Malfa era ministro dei trasporti dal 1951 al 1953; Moro era sottosegretario agli esteri dal 1948 al 1950; Saragat era vicepresidente del Consiglio dei ministri dal 1948 al 1950. Quest'ultimo era anche il leader del partito socialista dei lavoratori italiani (PSLI) intorno al quale poi nel 1952 si formerà il partito socialista democratico italiano (PSDI).

L'analisi multidimensionale conferma pienamente la rilevanza dei contenuti espressi dai leader principali e ne individua le tendenze e le contrapposizioni sia tematiche che ideologiche [4].
Questo è il dendrogramma delle classi estratte che mostra due classi principali suddivise a loro volta in tre o quattro classi (cliccare sull'immagine per ingrandire).
Le forme incluse nelle classi in minuscolo sono lemmi, sempre indicati in tondo tra ≺ virgolette basse ≻.

Fig. 1 - Dendrogramma della classi estratte con il metodo Reinert.


Le classi 6, 5 e 1 individuano tre raggruppamenti tematici connessi con il lavoro parlamentare e con quella che nella classica tripartizione della scienza politica vengono definiti come simboli di politics. 

In particolare la classe 1 individua le dinamiche e i rapporti tra le forze politiche nell'aula parlamentare e all'interno delle principali istituzioni repubblicane: ≺parlamentare≻, ≺regolamento≻, ≺assemblea≻, Corte costituzionaleCommissioni, ≺minoranza≻, ≺ordinamento≻, ≺rappresentanza≻, potere legislativo, sono alcune delle forme che caratterizzano questa classe.
Sempre restando nell'ambito dei simboli di politics vi è poi la classe 6 che individua tematiche proprie dei rapporti tra i partiti e della loro legittimazione nell'immediato dopoguerra: ≺articolo≻, ≺norma≻, ≺legge≻, XIICostituzione si riferiscono esplicitamente alle disposizioni transitorie dell'articolo XII della Costituzione che dispone, tra le altre cose, il divieto di ricostituzione del disciolto partito fascista. A seguire troviamo ≺magistratura≻, Senatopartito politico e altre forme connesse con la riorganizzazione della vita politica.
La classe 5 esprime una ulteriore specifica nei simboli di politics con riferimento alle norme che devono regolamentare la gestione del consenso politico e i rapporti tra maggioranza e minoranza, quelle che sono le procedure e le regole del gioco: ≺voto≻, ≺proporzionale≻, sistema proporzionalecorpo elettorale, ≺partito≻, premio di maggioranza, ≺apparentamento≻. Qui si addensano i temi relativi alla discussione che impegnò l'ultima parte della legislatura intorno alla approvazione della legge elettorale maggioritaria, detta anche "legge truffa".

Le classi 3, 2, 4 e 7 individuano quattro raggruppamenti tematici che intersecano le altre due modalità della scienza politica: i simboli di polity e di policy.

I simboli di polity si ritrovano nella classe 2 con il richiamo forte ai valori identificativi della nascente repubblica: ≺popolo≻, ≺guerra≻, ≺capitalistico≻, ≺forza≻, ≺sociale≻, ≺paese≻, ≺imperialistico≻, ≺lavoratore≻, ≺pace≻, ≺liberazione≻, ≺progresso≻.
Nella classe 4 troviamo forme che rimandano alla identità delle forze politiche: ≺democrazia≻, ≺socialista≻, Democrazia Cristiana, ≺socialdemocratico≻, ≺comunista≻, ≺destra≻, ≺liberale≻, estrema sinistra, ≺collaborazione≻, ≺coalizione≻.
Tra i simboli di polity sono sempre rilevanti le designazioni e le attribuzioni che fanno riferimento alla comunità, in questo caso identificabili nella classe 3 inevitabilmente molto caratterizzata dagli schieramenti internazionali: patto atlanticopatto di BruxellesOnuUnione Europea, adesione, ≺trattato≻, USAtrattato di paceItalia, ≺sicurezza≻.
Infine la classe 7 identifica quelli che sono propriamente i simboli di policy e cioè la sfera dei programmi d'azione della politica, dei processi decisionali, degli interventi di governo nella cosa pubblica: ≺industria≻, ≺investimento≻, ≺produzione≻, ≺scambio≻, ≺prezzo≻, ≺spesa≻, ≺mercato≻, ≺disoccupato≻, ≺merce≻, deficitMezzogiorno, ≺esportazione≻, ≺finanziario≻, ≺disoccupazione≻.

Le classi si possono rappresentare nello spazio multidimensionale con una visualizzazione su assi fattoriali dei profili delle classi, tramite una applicazione di analisi fattoriale delle corrispondenze alla  tabella di contingenza che incrocia le forme/lemmi con le classi assegnate dalla classificazione gerarchica discendente. Il primo piano fattoriale formato dagli assi 1 e 2 spiega il 48% della variabilità complessiva della tabella (cliccare sull'immagine per ingrandire).

Fig. 2 - Analisi fattoriale delle corrispondenze del sub-corpus I legislatura su forme/lemmi per classi: piano fattoriale degli assi 1 e 2. 


L'analisi in dettaglio di ciascuna classe sarà condotta in un post successivo. Per ora possiamo segnalare quali classi si caratterizzano per una significativa presenza del lessico dei leader principali.

Tab. 2 - Classi estratte e posizionamento significativo del lessico dei leader.

 Classi
Leader
chi2 p ≺ 0,0001)
Politics


6 - Rapporti tra i partiti e loro legittimazioneAlmirante
1575,67
5 - Procedure e regole del gioco
Almirante
Moro
1699,28
168.89
1 - Dinamiche d'aula e rapporti tra le istituzioni
Togliatti
Andreotti
465,63
129.27
Polity


3 - Collocazione negli schieramenti internazionali
Nenni
De Gasperi
La Malfa
801.47
44.43
31.53
2 - Valori identificativi della RepubblicaTogliatti2097.49
4 - Valori e identità della forze politiche
Saragat
Nenni
La Malfa
1139.36
128.64
24.42
Policy


7 - Programmi d'azione e interventi di governo
De Gasperi
La Malfa
845.23
396.97



La rappresentazione grafica delle variabili supplementari permette di apprezzare meglio la rilevanza e la centralità per ciascuna classe dei leader e delle altre modalità di classificazione degli interventi (cliccare sull'immagine per ingrandire).

Fig. 3 - Analisi fattoriale delle corrispondenze del sub-corpus I legislatura su forme/lemmi per classi: collocazione delle variabili supplementari sul piano fattoriale degli assi 1 e 2. 



Come avevo già indicato in precedenza gli interventi più caratterizzanti sono quelli di Giorgio Almirante, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Giuseppe Saragat e Alcide De Gasperi. Nella classe 3 (verde chiaro: politica estera) la modalità identificativa di Nenni non si rileva perché è coperto dalle altre modalità evidenziate con un carattere di maggiori dimensioni. Nelle classi 6 (blu: legittimazione dei partiti) del IV quadrante (-+)  e 5 (azzurro: regole del gioco) del III quadrante (--) si evidenzia il ruolo di opposizione di Almirante; nella classe 2 (grigio: valori fondativi) del II quadrante (+-) è centrale il lessico di Togliatti;  nella classe 4 (verde scuro: identità dei partiti) spicca la centralità di Saragat e della sua collocazione nella maggioranza pur essendo orientato politicamente a sinistra. Nella classe 7 (viola: interventi di governo) che occupa l'intero primo quadrante (++) gli interventi più significativi non possono che essere quelli del presidente del Consiglio dei ministri e leader della maggioranza di governo De Gasperi che ha la maggiore responsabilità sui processi decisionali. La classe 1 (rosso: dinamiche d'aula) non ha una collocazione significativa su questo piano fattoriale e pertanto rimane indistinta sullo sfondo.

Una analisi più approfondita di ciascuna classe sarà svolta - come si è detto - in un post successivo.

[30 maggio 2020]


venerdì 28 febbraio 2020

Partitocrazia e antipolitica

Gianfranco Pasquino scrive che «la cattiva politica produce, inevitabilmente e persino giustamente, antipolitica» [1]. Il che significa che non è sufficiente rimarcare la presenza degli indicatori di un rifiuto della politica confinandoli nell'ambito delle parole d'ordine tipiche del qualunquismo e del populismo se non teniamo conto anche di quello che è il perimetro legittimo della critica della politica.

Vignetta dall'Uomo Qualunque 3/10/1945
(Click sull'immagine per ingrandire)
La scarsa considerazione per le rappresentanze parlamentari e il disprezzo per i partiti hanno una lunga tradizione: dal "discorso del bivacco" di Benito Mussolini del 16 novembre 1922 («Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli...»), alle polemiche contro i "nuovi professionisti" della politica di Guglielmo Giannini e del Fronte dell'Uomo Qualunque, poi riprese da Umberto Bossi e dalla Lega Nord nella prima fase di affermazione del movimento federalista; fino al  parlamento da aprire come una scatoletta di tonno di Beppe Grillo.

D'altra parte sul versante della critica del parlamento e dei partiti era stato Pier Paolo Pasolini, con il suo celebre articolo "Fuori dal Palazzo" (Corriere della Sera, 1 agosto 1975) a contrapporre ciò che avviene dentro il Palazzo, nelle stanze del potere, popolato da figure statiche, anacronistiche, mortifere, con quello che avviene fuori dal Palazzo, tra i giovani travolti dalla velocità superficiale del consumismo, dei falsi valori offerti da una classe dirigente che ha distrutto il passato senza saperne edificare uno nuovo. Nel 1980 sarà Enrico Berlinguer a denunciare l'occupazione dello Stato da parte dei partiti e a porre il primato della "questione morale" come fondamento di una nuova proposta di governo per il paese. E  poi nel 2007, quindici anni dopo il lavacro purificatorio di Mani pulite, ecco il successo del libro inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (Rizzoli, Milano 2007), con la documentata degenerazione della classe politica che si autoalimenta, lottizza, si appropria dei vitalizi, distorce a proprio favore il risultato del referendum sul finanziamento dei partiti.

Nei discorsi dei trenta leader del corpus LP4 la consapevolezza di questa ambiguità dell'antipolitica non sembra trovare uno spazio di rilievo. L'unica parola con una presenza significativa e abbastanza costante nel corso di questi cinquant'anni anni di osservazione è partitocrazia con sole 240 occorrenze imputabili in gran parte a due leader di opposizione: Giorgio Almirante (94) e Marco Pannella (54).

Il termine è attribuito spesso al giurista Giuseppe Maranini che in «Governo parlamentare e partitocrazia», lezione inaugurale dell'anno accademico 1949-1950 dell'Università di Firenze (Editrice universitaria, Firenze 1950),  mise in evidenza un problema che era già emerso ampiamente durante i dibattiti dell'Assemblea Costituente e che riguardava il pericolo che lo strapotere dei partiti potesse introdurre delle storture nel sistema democratico [2].
Però il termine era già stato utilizzato da Roberto Lucifero, una figura complessa di monarchico e liberale, eletto alla Costituente e poi deputato nella II e III legislatura, in un testo del 1944 in cui l'ultimo paragrafo era intitolato "La partitocrazia", in cui si stabiliva un legame tra legge elettorale proporzionale e regime dei partiti, identificato come un sistema che tende a privilegiare l'interesse di parte sul bene comune [3].
Giovanni Spadolini, sempre in tema di partitocrazia, ricorda anche un intervento di Benedetto Croce dell'11 marzo 1947 alla Costituente in cui, esprimendo la sua contrarietà ad alcune parti della Costituzione (tra le quali, su tutte, i Patti Lateranensi e il regionalismo), denuncia la partitomania dei "grossi partiti":
[...] i partiti sono utili strumenti di azione per certi fini contingenti e non sono il fine universale, non sono la legge del bene alla quale solamente si deve ubbidire, perché come Montesquieu dice a di se stesso, egli prima che francese si sentiva europeo e prima che europeo si sentiva uomo [4].
Infine, in questa piccola digressione sulle varianti di partitocrazia, non può mancare il termine partitopatia coniato dall'ormai dimenticato Panfilo Gentile, liberale e conservatore, che dalle colonne dei primi numeri de "Il Mondo" di Mario Pannunzio, tra il 1949 e il 1950, parlava della istintiva tendenza delle oligarchie clientelari dei partiti a creare un regime paratotalitario dietro la facciata democratica [5].

Da una rapida indagine sulla presenza del termine partitocrazia in Google NGram Viewer [6] si può osservare come il 1993 sia l'anno in cui si raggiunge il picco di utilizzo nei libri a stampa (click sull'immagine per ingrandire). Il grafico non potrebbe rappresentare meglio il momento di transizione tra prima e seconda Repubblica.



La distribuzione delle occorrenze di partitocrazia e delle altre forme derivate nel corpus LP4 secondo i leader (tab. 1) mette in evidenza come i protagonisti assoluti della polemica contro il predominio dei partiti siano Giorgio Almirante, che si richiama direttamente alla tradizione conservatrice di Maranini, e Marco Pannella che evoca temi cari al radicalismo di destra e di sinistra: i partiti "usurpatori di democrazia", il "degrado partitocratico della banche" e il "regime partitocratico" che "espropria la legittimità e la legalità repubblicana". La presenza di Umberto Bossi è legata soprattutto alla crisi dei partiti travolti da Tangentopoli.


Il suffissoide -crazia genera diversi neologismi collegati all'antipolitica e alla critica della degenerazione del potere.

Tra quelli tipici di Giorgio Almirante segnalo: apparatocrazia (1), correntocrazia (11), correntocraticamente (1), correntocratico (1), dissentocrazia (2), entocrazia (3), entocratico (1), entocrazie (1), isterodemocratico (1), scandalocratico (1), sindacatocrazia (4); inoltre va ricordato l'originalissimo craxia:
Attenzione, onorevole Craxi, affinché «crazia» e «craxia» non diventino sinonimi, perché questa è la situazione nella quale tutti minacciamo di arrivare! [Giorgio Almirante, Atti parlamentari, Legislatura IX, Seduta 4, del 10 ottobre 1983, pag. 216].

Nei discorsi di Marco Pannella trovo: correntocrazia (15), demoplutocrazie (2), lentocratica (1), lentocrazia (4), sindacatocrazia (1), tangentocratici (1), tangentocrazia (2).

Achille Occhetto, noto soprattutto per altre fantasiose espressioni retoriche che non gli hanno portato fortuna (la famigerata "gioiosa macchina da guerra" delle elezioni del 1994) si distingue qui per l'uso di un termine denigratorio già molto noto nella pubblicistica politica ma che non si può certo ascrivere alla antipolitica:
Si può dire che ci avviamo verso forme di cleptocrazia per cui ha ragione Norberto Bobbio quando dice che la più grande riforma istituzionale che bisognerebbe fare nel nostro paese è applicare il settimo comandamento che dice «non rubare» [Achille Occhetto, Atti parlamentari, Legislatura IX, Seduta 124, del 7 aprile 1984, pag. 11872].
Le altre parole che rientrano senza troppe ambiguità nel perimetro dell'antipolitica si presentano tutte nelle fasce di occorrenza più basse o - più spesso - tra gli hapax (parole con occorrenza 1 nel corpus). Tra queste, in Almirante si contano partitante (2), partitelli (1), partitini (3) - presente anche in Berlusconi (3); partitucci è presente in Bonino (1) e partituccio in Pannella; politichese è presente in Bossi (3) e Bonino (1). Insomma, anche in questi anni di sorti travagliate per la politica, i protagonisti maggiori del dibattito parlamentare sembrano volere mettere da parte i riferimenti diretti all'antipolitica, respingendoli al di fuori dell'Aula parlamentare.


giovedì 23 gennaio 2020

Il lessico parlamentare di Giorgio Almirante

Giorgio Almirante (Salsomaggiore 1914 - Roma 1988) fu uno dei più longevi frequentatori dell'Aula di Montecitorio. Deputato dalla I alla X legislatura, eletto tra le fila  del Movimento Sociale Italiano che contribuì a fondare nel 1946, fu un eccellente oratore e un polemista politico di prima grandezza. La sua rilevanza per gli studi sul linguaggio politico della I Repubblica è testimoniata da un imponente corpus di discorsi pronunciati nell'Aula della Camera dei deputati, di cui una selezione è stata pubblicata in cinque volumi  per un totale di 4.162 pagine [1], caso unico tra le pubblicazioni che la Camera ha dedicato ad alcune delle figure principali del '900, paragonabile solo alle 3.102 pagine dei discorsi di Giuseppe Di Vittorio. Nel corpus LP4 Almirante è presente con 162 interventi per un totale di 969.079 occorrenze e 35.828 parole distinte. Michele Cortelazzo, uno dei maggiori studiosi del linguaggio politico, esprime il suo rammarico per la "disattenzione" con cui Almirante è stato trattato nel corso degli anni:
Nel campo degli studi sulla lingua politica, su di lui è caduta una sorta di damnatio memoriae, cioè una cancellazione della memoria collettiva, un'estensione al campo degli studi di quella conventio ad excludendum («tacita intesa tra parti politiche per escludere sistematicamente una forza politica da alleanze o altre forme di collaborazione»), in base alla quale il Movimento Sociale è stato escluso da ogni dialogo con le altre forze politiche, a causa del suo essere la continuazione del partito fascista [2].
Giorgio Almirante fu un politico controverso, molto amato dai suoi sostenitori e leader indiscusso del suo partito, anche nel periodo, dal 1950 al 1969, in cui non fu segretario del Movimento sociale, sostituito da Augusto De Marsanich, prima, e da Arturo Michelini, dopo. I suoi avversari definirono il suo stile politico come "politica del doppiopetto", una locuzione che il Vocabolario Treccani definisce come "atteggiamento falsamente democratico o perbenistico, che maschera tendenze anticostituzionali, eversive, rivoluzionarie o, al contrario, reazionarie". La sua fu sempre una opposizione dura, caratterizzata anche da battaglie ostruzionistiche come quelle contro l'attuazione dell'ordinamento regionale, contro la legge Scelba sul divieto di ricostituzione del Partito fascista, contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica e contro la riforma della scuola media. Con Pietro Nenni e Palmiro Togliatti si oppose strenuamente alla riforma elettorale maggioritaria di De Gasperi (la cosiddetta "legge truffa"). Molto significativa fu anche la sua difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige. Negli anni '70 subì diversi processi, tra i quali ricordiamo quello per la ricostituzione del disciolto Partito fascista, che non fu mai portato a termine, e per favoreggiamento personale nei confronti del presunto responsabile della strage di Peteano, amnistiato prima dell'inizio del dibattimento [3].

Oratore di fama, come si è detto, e grande polemista politico. Ai suoi discorsi si adatta perfettamente la macrocategoria del "discorso politico polemico" individuata da Paola Desideri [4] e così riassunta da Maria Vittoria Dell'Anna:
I discorsi politici polemici sono finalizzati a condurre l'uditorio verso le argomentazioni espresse dal soggetto enunciante e consistono in dichiarazioni che hanno un alto grado di allusivi e che sono dirette a manipolare la parola del soggetto politico avversario attraverso espedienti testuali di vario tipo, come la replica, l'obiezione, la negazione, la ripetizione [5]. 
Queste caratteristiche appaiono con chiarezza nella individuazione del lessico sovra-utilizzato (test della ipergeometrica), cioè delle parole e dei costrutti lessicali utilizzati in misura superiore rispetto agli altri leader rappresentanti nel corpus nel suo complesso. Nella tabella 1 sono elencate tutte le forme grafiche con almeno 10 occorrenze e probabilità inferiore a 1 su 1000 di essere state scelte come evento casuale. Dall'elenco sono state escluse le parole grammaticali o funzionali (quelle che convenzionalmente vengono anche dette “parole vuote”), i numeri e le date.

Tab. 1 - Vocabolario delle forme specifiche sovra-utilizzate nel corpus di Giorgio Almirante.

La forma della "negazione" è subito evidente: non è la parola più sovra-utilizzata (18.205 occorrenze); ma sono altrettanto rilevanti le forme dubitative ma (5.898) e se (4.922). Tipici dell'oratoria polemica sono anche l'uso della forma pronominale della prima persona singolare io (2.538 occorrenze) e della seconda personale plurale voi (1.934), dei corrispondenti atoni mi (3.171) e vi (2.367), come pure degli aggettivi e pronomi possessivi riclassificati nei lemmi <mio> (1.049) e    <vostro>(1.068) o di forme enfatiche come prego (74) e ahimè (41).

Sono indicative del linguaggio polemico anche alcune delle forme specifiche più rilevanti selezionate dal vocabolario completo della tabella 1 tra le prime 50 di ciascuna categoria grammaticale (le forme con categoria ambigua J sono state riclassificate tramite le concordanze). Le forme sono ordinate secondo il rango.

Nomi
Verbi
Aggettivi
presidente del Consiglio
legge
signor
maggioranza
Democrazia Cristiana
confronti
ministro
partito comunista

discorso
tesi
Costituzione
colleghi
punto di vista
Commissione
centrosinistra
partito socialista
sinistra
accordo
Aula
Camera
comunisti
ordine
occasione
stampa
destra
Alto Adige
norma
relazione
Nenni
motivi
formula
opinione pubblica
Moro
socialisti
atteggiamento
Sudtiroler Volkspartei
posizioni
ministro dell'Interno
Senato
italiani
voti
dichiarazioni
giornali
Austria
regioni
regime
Movimento Sociale Italiano

dire
credo
penso
sembra
parlare
voglio
potrebbe
parla
debbo
ripeto
dicevo
poteva
posso
significa
volete
sapere
prendere
ha parlato
rispondere
rilevare
chiedere
sapete
pensare
potete
dicendo
sostenere
ritiene
chiedo
ritenere
cito
diceva
disse
è accaduto
desidero
riferisco
parlo
dovesse
tentare
potrei
spero
dichiarare
rappresentare
dirò
onorevole
politico
italiano
italiana
mio
costituzionale
politici
vostra
mia
comunista
vostro
precedente
italiani
alcun
morale
precedenti
costituzionali
socialista
serio
elettorale
regionale
certa
vostri
personale
ufficiale
vostre
governativa
fascista
responsabile
giuridico
larga
recente
proporzionale
pesante
determinata
democristiano
legislativa
determinato
elettorali
austriaco
austriaca



Tra i nomi il più frequente chiamato in causa è il presidente del Consiglio dei ministri; seguono i riferimenti alla maggioranza, alla Democrazia Cristiana e all'altro principale partito della coalizione di centrosinistra, il partito socialista. Tra i nomi propri spiccano quelli di Nenni e di Moro. Il partito comunista, i comunisti e la sinistra sono gli avversari di sempre. Poi vi sono i riferimenti all'opinione pubblica, alla stampa e ai giornali (spesso avversi). Sono presenti soprattutto forme che rimandano all'argomentazione politica : colleghi,  discorso,  accordo,  occasione,  relazione,  formula (di governo),  posizioni,  dichiarazioni. Tra i riferimenti dotati di contenuto in questa categoria delle forme specifiche più frequenti troviamo le due battaglie politiche più importanti della carriera di Giorgio Almirante: la difesa dell'italianità dell'Alto Adige e l'opposizione alla introduzione delle regioni nell'ordinamento dello Stato.

I verbi sono coerenti con il tono polemico e sono spesso nella prima persona singolare :  credo,  penso, voglio,  debbo,  ripeto,  dicevo,  posso ; oppure nella seconda persona plurale :  volete,  sapete,  potete. Lo stesso si può dire degli aggettivi, tra i quali figurano gli aggettivi possessivi :  miomia, vostra, vostro, vostri, vostre.

Tra le espressioni specifiche (estraibili dalla Tabella 1 selezionando N nella categoria grammaticale), che per la loro complessità sono più dense di significato e quindi collocabili nel contesto generale, troviamo alcune delle forme che rappresentano meglio il forte tono "aggressivo" o "difensivo", secondo i casi, del linguaggio di una opposizione parlamentare.



estrema sinistra
campagna elettorale
ordine pubblico
ordine del giorno
lingua italiana
inchiesta parlamentare
partito fascista
parte politica

governo austriaco
classe dirigente
corpo elettorale
guerra civile
arco costituzionale
quadro politico
compromesso storico
paese reale
autorizzazione a procedere
responsabilità politiche
colpo di stato
stato d'animo
paese legale 
pena di morte
popolo sovrano
opposti estremismi
ferri vecchi
partito armato


Tra le più significative in ordine di occorrenza troviamo alcuni termini tipici del lessico d'Aula : ordine del giorno,  inchiesta parlamentare,  autorizzazione a procedere ; il riferimento ai soggetti politici coinvolti :  estrema sinistra,  parte politica,  governo austriaco,  corpo elettorale,  popolo sovrano ; l'individuazione di due formule politiche caratterizzanti del centrosinistra alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta: l'arco costituzionale che teneva il Movimento Sociale al di fuori dei normali spazi di mediazione politica, e il compromesso storico che apriva la strada, almeno potenzialmente, alla acquisizione del Partito Comunista nell'area di governo.

Nella oratoria di Giorgio Almirante un ruolo di rilievo è svolto da alcune figure retoriche semplici ma sempre efficaci per coinvolgere i sostenitori e indispettire gli avversari, in particolare l'enfasi, l'ironia e il sarcasmo. Questi tratti sono ben evidenziati da alcune espressioni esclusive selezionate dalla Tabella 2.

Tab 2 - Espressioni esclusive di Giorgio Almirante.

Qui ritroviamo il confronto antagonista tra il soggetto enunciante (iomemi) e gli avversari di altra parte politica (voi, vivostra), l'ostentazione di gentilezza insistita,  le esclamazioni; vi sono i riferimenti all'ostracismo contro il Movimento to Sociale Italiano e alla faziosità di tanta parte della stampa, le metafore forti e il lessico colorito come rigurgiti di cloacada quale pulpitoromanzo giallo; la costruzione dell'immagine negativa degli avversari, come l'incantatore di serpenti (riferito a Alcide De Gasperi); la rievocazione dei momenti più significativi di quella che fu chiamata "La notte della Repubblica", dalla trasmissione televisiva di Sergio Zavoli.



contro di me
io lo credo
io mi onoro
me ne meraviglio
me ne onoro
me ne vergogno
mi vergognerei
mi sarà facile
mi sarebbe molto facile
mi si insegna
mi stupisco un poco


non vi vergognate
vi offendete
vi permettete
vi riempite la bocca
vostra democrazia
prendete in giro
voi sgovernate
volete pigliare in giro
volete prendere in giro

come ella mi insegna
cortese interruzione
ella ha avuto la bontà di dire
io mi sono permesso
me ne duole
mi permetterò di parlare
mi permetterò di ricordare
mi permetterò di tornare più avanti
mi permetto di definire
mi permetto di ricordarvi
mi permetto di ricordarle
mi permetto di far rilevare
mi si permetta di dirlo
non voglio essere indiscreto
umile sottoscritto
vorrei permettermi
Iddio non voglia
Iddio voglia
mio Dio
santa pace
voglia Iddio

apologia di fascismo
apologia di reato
autorizzazione a procedere 
contro il Movimento Sociale Italiano
fascismo vietato per legge
ricostituzione del disciolto partito fascista
ricostituito il partito fascista
riorganizzazione del partito fascista
sciogliere un partito politico
speculazione propagandistica

ambienti giornalistici
da larga parte della stampa
da tutta la stampa italiana
guerra delle parole
stampa comunista
taluni giornali
tanta parte della stampa 

barare al giuoco
faziosità antitaliana
finalità antidemocratiche
presunto colpo di stato
romanzo giallo
saluto romano
da quale pulpito

bara al giuoco
colpo alla nuca
incantatore di serpenti
onorata società
rigurgiti di cloaca
sporca manovra
squallida vicenda

compagni di strada
conflittualità permanente
cosiddetta destra
cosiddetta opposizione
crisi del regime
crisi senza crisi
linguaggio cifrato
madama esperienza
vestali della Costituzione

centrali sovversive
clima di guerra civile
corsi di sovversione
estrema sinistra extraparlamentare
giovani esaltati
soccorso rosso
sovversivi di sinistra
strategia del terrorismo
tipi spregiudicati
terroristi altoatesini
terroristi arabi
terroristi palestinesi




Tra le modalità  tipiche della retorica polemica e per molti versi anche del qualunquismo e del populismo, troviamo l'invenzione di neologismi per alterazione tramite diminutivi e spregiativi ( guerricciola,  insurrezioncella,  manifestazioncella,  professorucolo,  speranziella,  spiraglinovicenduola ), oppure per derivazione tramite suffissi che hanno come esito la nominalizzazione ( buridanesimo,  clericomarxismo,  impiccatorio,  montecitoriali,  pacificatorio,  sinistrososuperficialoidi,  apparatocrazia,  dissentocrazia,  entocrazia,  craxia ) oppure la creazione di forme verbali (morfinizzare,  particizzare,  qualunquizzato,  socialisteggiante) o forme avverbiali ( partitocraticamente,  correnticraticamente,  sacrosantamente,  montellianamente,  moroteisticamente,  fanfanianamente ) [6].

Va detto che questa lettura "lessicometrica" dei discorsi di Almirante rende conto solo in piccola parte delle vere e proprie strategie comunicative dei suoi discorsi, per le quali sarebbe necessaria una vera e propria analisi delle pratiche discorsive, delle tecniche persuasive messe in atto e quindi di come le parole sono utilizzate nello specifico contesto comunicativo (la pragmatica del linguaggio). Concludo segnalando alcuni termini sovra-utilizzati molto significativi che tuttavia non sono emersi da questa lettura perché meno frequenti o non esclusivi. Mi riferisco a parole come: poltrone (29 occorrenze), lottizzazione (26), ammucchiata (18). Lascio per ultima la fortunatissima partitocrazia (94), per il suo alto valore mediatico, che Giorgio Almirante condivide con Marco Pannella (con 54 occorrenze),  l'altro grande polemista della scena politica. Ritornerò più avanti su questa parola con una scheda dedicata, perché questo è un marcatore dell'anti-politica che transiterà nella Seconda Repubblica e sarà sovra-utilizzata anche da Umberto Bossi (38) e Gianfranco Fini (30).