venerdì 28 febbraio 2020

Partitocrazia e antipolitica

Gianfranco Pasquino scrive che «la cattiva politica produce, inevitabilmente e persino giustamente, antipolitica» [1]. Il che significa che non è sufficiente rimarcare la presenza degli indicatori di un rifiuto della politica confinandoli nell'ambito delle parole d'ordine tipiche del qualunquismo e del populismo se non teniamo conto anche di quello che è il perimetro legittimo della critica della politica.

Vignetta dall'Uomo Qualunque 3/10/1945
(Click sull'immagine per ingrandire)
La scarsa considerazione per le rappresentanze parlamentari e il disprezzo per i partiti hanno una lunga tradizione: dal "discorso del bivacco" di Benito Mussolini del 16 novembre 1922 («Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli...»), alle polemiche contro i "nuovi professionisti" della politica di Guglielmo Giannini e del Fronte dell'Uomo Qualunque, poi riprese da Umberto Bossi e dalla Lega Nord nella prima fase di affermazione del movimento federalista; fino al  parlamento da aprire come una scatoletta di tonno di Beppe Grillo.

D'altra parte sul versante della critica del parlamento e dei partiti era stato Pier Paolo Pasolini, con il suo celebre articolo "Fuori dal Palazzo" (Corriere della Sera, 1 agosto 1975) a contrapporre ciò che avviene dentro il Palazzo, nelle stanze del potere, popolato da figure statiche, anacronistiche, mortifere, con quello che avviene fuori dal Palazzo, tra i giovani travolti dalla velocità superficiale del consumismo, dei falsi valori offerti da una classe dirigente che ha distrutto il passato senza saperne edificare uno nuovo. Nel 1980 sarà Enrico Berlinguer a denunciare l'occupazione dello Stato da parte dei partiti e a porre il primato della "questione morale" come fondamento di una nuova proposta di governo per il paese. E  poi nel 2007, quindici anni dopo il lavacro purificatorio di Mani pulite, ecco il successo del libro inchiesta di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella: La Casta. Così i politici italiani sono diventati intoccabili (Rizzoli, Milano 2007), con la documentata degenerazione della classe politica che si autoalimenta, lottizza, si appropria dei vitalizi, distorce a proprio favore il risultato del referendum sul finanziamento dei partiti.

Nei discorsi dei trenta leader del corpus LP4 la consapevolezza di questa ambiguità dell'antipolitica non sembra trovare uno spazio di rilievo. L'unica parola con una presenza significativa e abbastanza costante nel corso di questi cinquant'anni anni di osservazione è partitocrazia con sole 240 occorrenze imputabili in gran parte a due leader di opposizione: Giorgio Almirante (94) e Marco Pannella (54).

Il termine è attribuito spesso al giurista Giuseppe Maranini che in «Governo parlamentare e partitocrazia», lezione inaugurale dell'anno accademico 1949-1950 dell'Università di Firenze (Editrice universitaria, Firenze 1950),  mise in evidenza un problema che era già emerso ampiamente durante i dibattiti dell'Assemblea Costituente e che riguardava il pericolo che lo strapotere dei partiti potesse introdurre delle storture nel sistema democratico [2].
Però il termine era già stato utilizzato da Roberto Lucifero, una figura complessa di monarchico e liberale, eletto alla Costituente e poi deputato nella II e III legislatura, in un testo del 1944 in cui l'ultimo paragrafo era intitolato "La partitocrazia", in cui si stabiliva un legame tra legge elettorale proporzionale e regime dei partiti, identificato come un sistema che tende a privilegiare l'interesse di parte sul bene comune [3].
Giovanni Spadolini, sempre in tema di partitocrazia, ricorda anche un intervento di Benedetto Croce dell'11 marzo 1947 alla Costituente in cui, esprimendo la sua contrarietà ad alcune parti della Costituzione (tra le quali, su tutte, i Patti Lateranensi e il regionalismo), denuncia la partitomania dei "grossi partiti":
[...] i partiti sono utili strumenti di azione per certi fini contingenti e non sono il fine universale, non sono la legge del bene alla quale solamente si deve ubbidire, perché come Montesquieu dice a di se stesso, egli prima che francese si sentiva europeo e prima che europeo si sentiva uomo [4].
Infine, in questa piccola digressione sulle varianti di partitocrazia, non può mancare il termine partitopatia coniato dall'ormai dimenticato Panfilo Gentile, liberale e conservatore, che dalle colonne dei primi numeri de "Il Mondo" di Mario Pannunzio, tra il 1949 e il 1950, parlava della istintiva tendenza delle oligarchie clientelari dei partiti a creare un regime paratotalitario dietro la facciata democratica [5].

Da una rapida indagine sulla presenza del termine partitocrazia in Google NGram Viewer [6] si può osservare come il 1993 sia l'anno in cui si raggiunge il picco di utilizzo nei libri a stampa (click sull'immagine per ingrandire). Il grafico non potrebbe rappresentare meglio il momento di transizione tra prima e seconda Repubblica.



La distribuzione delle occorrenze di partitocrazia e delle altre forme derivate nel corpus LP4 secondo i leader (tab. 1) mette in evidenza come i protagonisti assoluti della polemica contro il predominio dei partiti siano Giorgio Almirante, che si richiama direttamente alla tradizione conservatrice di Maranini, e Marco Pannella che evoca temi cari al radicalismo di destra e di sinistra: i partiti "usurpatori di democrazia", il "degrado partitocratico della banche" e il "regime partitocratico" che "espropria la legittimità e la legalità repubblicana". La presenza di Umberto Bossi è legata soprattutto alla crisi dei partiti travolti da Tangentopoli.


Il suffissoide -crazia genera diversi neologismi collegati all'antipolitica e alla critica della degenerazione del potere.

Tra quelli tipici di Giorgio Almirante segnalo: apparatocrazia (1), correntocrazia (11), correntocraticamente (1), correntocratico (1), dissentocrazia (2), entocrazia (3), entocratico (1), entocrazie (1), isterodemocratico (1), scandalocratico (1), sindacatocrazia (4); inoltre va ricordato l'originalissimo craxia:
Attenzione, onorevole Craxi, affinché «crazia» e «craxia» non diventino sinonimi, perché questa è la situazione nella quale tutti minacciamo di arrivare! [Giorgio Almirante, Atti parlamentari, Legislatura IX, Seduta 4, del 10 ottobre 1983, pag. 216].

Nei discorsi di Marco Pannella trovo: correntocrazia (15), demoplutocrazie (2), lentocratica (1), lentocrazia (4), sindacatocrazia (1), tangentocratici (1), tangentocrazia (2).

Achille Occhetto, noto soprattutto per altre fantasiose espressioni retoriche che non gli hanno portato fortuna (la famigerata "gioiosa macchina da guerra" delle elezioni del 1994) si distingue qui per l'uso di un termine denigratorio già molto noto nella pubblicistica politica ma che non si può certo ascrivere alla antipolitica:
Si può dire che ci avviamo verso forme di cleptocrazia per cui ha ragione Norberto Bobbio quando dice che la più grande riforma istituzionale che bisognerebbe fare nel nostro paese è applicare il settimo comandamento che dice «non rubare» [Achille Occhetto, Atti parlamentari, Legislatura IX, Seduta 124, del 7 aprile 1984, pag. 11872].
Le altre parole che rientrano senza troppe ambiguità nel perimetro dell'antipolitica si presentano tutte nelle fasce di occorrenza più basse o - più spesso - tra gli hapax (parole con occorrenza 1 nel corpus). Tra queste, in Almirante si contano partitante (2), partitelli (1), partitini (3) - presente anche in Berlusconi (3); partitucci è presente in Bonino (1) e partituccio in Pannella; politichese è presente in Bossi (3) e Bonino (1). Insomma, anche in questi anni di sorti travagliate per la politica, i protagonisti maggiori del dibattito parlamentare sembrano volere mettere da parte i riferimenti diretti all'antipolitica, respingendoli al di fuori dell'Aula parlamentare.


giovedì 23 gennaio 2020

Il lessico parlamentare di Giorgio Almirante

Giorgio Almirante (Salsomaggiore 1914 - Roma 1988) fu uno dei più longevi frequentatori dell'Aula di Montecitorio. Deputato dalla I alla X legislatura, eletto tra le fila  del Movimento Sociale Italiano che contribuì a fondare nel 1946, fu un eccellente oratore e un polemista politico di prima grandezza. La sua rilevanza per gli studi sul linguaggio politico della I Repubblica è testimoniata da un imponente corpus di discorsi pronunciati nell'Aula della Camera dei deputati, di cui una selezione è stata pubblicata in cinque volumi  per un totale di 4.162 pagine [1], caso unico tra le pubblicazioni che la Camera ha dedicato ad alcune delle figure principali del '900, paragonabile solo alle 3.102 pagine dei discorsi di Giuseppe Di Vittorio. Nel corpus LP4 Almirante è presente con 162 interventi per un totale di 969.079 occorrenze e 35.828 parole distinte. Michele Cortelazzo, uno dei maggiori studiosi del linguaggio politico, esprime il suo rammarico per la "disattenzione" con cui Almirante è stato trattato nel corso degli anni:
Nel campo degli studi sulla lingua politica, su di lui è caduta una sorta di damnatio memoriae, cioè una cancellazione della memoria collettiva, un'estensione al campo degli studi di quella conventio ad excludendum («tacita intesa tra parti politiche per escludere sistematicamente una forza politica da alleanze o altre forme di collaborazione»), in base alla quale il Movimento Sociale è stato escluso da ogni dialogo con le altre forze politiche, a causa del suo essere la continuazione del partito fascista [2].
Giorgio Almirante fu un politico controverso, molto amato dai suoi sostenitori e leader indiscusso del suo partito, anche nel periodo, dal 1950 al 1969, in cui non fu segretario del Movimento sociale, sostituito da Augusto De Marsanich, prima, e da Arturo Michelini, dopo. I suoi avversari definirono il suo stile politico come "politica del doppiopetto", una locuzione che il Vocabolario Treccani definisce come "atteggiamento falsamente democratico o perbenistico, che maschera tendenze anticostituzionali, eversive, rivoluzionarie o, al contrario, reazionarie". La sua fu sempre una opposizione dura, caratterizzata anche da battaglie ostruzionistiche come quelle contro l'attuazione dell'ordinamento regionale, contro la legge Scelba sul divieto di ricostituzione del Partito fascista, contro la nazionalizzazione dell'energia elettrica e contro la riforma della scuola media. Con Pietro Nenni e Palmiro Togliatti si oppose strenuamente alla riforma elettorale maggioritaria di De Gasperi (la cosiddetta "legge truffa"). Molto significativa fu anche la sua difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige. Negli anni '70 subì diversi processi, tra i quali ricordiamo quello per la ricostituzione del disciolto Partito fascista, che non fu mai portato a termine, e per favoreggiamento personale nei confronti del presunto responsabile della strage di Peteano, amnistiato prima dell'inizio del dibattimento [3].

Oratore di fama, come si è detto, e grande polemista politico. Ai suoi discorsi si adatta perfettamente la macrocategoria del "discorso politico polemico" individuata da Paola Desideri [4] e così riassunta da Maria Vittoria Dell'Anna:
I discorsi politici polemici sono finalizzati a condurre l'uditorio verso le argomentazioni espresse dal soggetto enunciante e consistono in dichiarazioni che hanno un alto grado di allusivi e che sono dirette a manipolare la parola del soggetto politico avversario attraverso espedienti testuali di vario tipo, come la replica, l'obiezione, la negazione, la ripetizione [5]. 
Queste caratteristiche appaiono con chiarezza nella individuazione del lessico sovra-utilizzato (test della ipergeometrica), cioè delle parole e dei costrutti lessicali utilizzati in misura superiore rispetto agli altri leader rappresentanti nel corpus nel suo complesso. Nella tabella 1 sono elencate tutte le forme grafiche con almeno 10 occorrenze e probabilità inferiore a 1 su 1000 di essere state scelte come evento casuale. Dall'elenco sono state escluse le parole grammaticali o funzionali (quelle che convenzionalmente vengono anche dette “parole vuote”), i numeri e le date.

Tab. 1 - Vocabolario delle forme specifiche sovra-utilizzate nel corpus di Giorgio Almirante.

La forma della "negazione" è subito evidente: non è la parola più sovra-utilizzata (18.205 occorrenze); ma sono altrettanto rilevanti le forme dubitative ma (5.898) e se (4.922). Tipici dell'oratoria polemica sono anche l'uso della forma pronominale della prima persona singolare io (2.538 occorrenze) e della seconda personale plurale voi (1.934), dei corrispondenti atoni mi (3.171) e vi (2.367), come pure degli aggettivi e pronomi possessivi riclassificati nei lemmi <mio> (1.049) e    <vostro>(1.068) o di forme enfatiche come prego (74) e ahimè (41).

Sono indicative del linguaggio polemico anche alcune delle forme specifiche più rilevanti selezionate dal vocabolario completo della tabella 1 tra le prime 50 di ciascuna categoria grammaticale (le forme con categoria ambigua J sono state riclassificate tramite le concordanze). Le forme sono ordinate secondo il rango.

Nomi
Verbi
Aggettivi
presidente del Consiglio
legge
signor
maggioranza
Democrazia Cristiana
confronti
ministro
partito comunista

discorso
tesi
Costituzione
colleghi
punto di vista
Commissione
centrosinistra
partito socialista
sinistra
accordo
Aula
Camera
comunisti
ordine
occasione
stampa
destra
Alto Adige
norma
relazione
Nenni
motivi
formula
opinione pubblica
Moro
socialisti
atteggiamento
Sudtiroler Volkspartei
posizioni
ministro dell'Interno
Senato
italiani
voti
dichiarazioni
giornali
Austria
regioni
regime
Movimento Sociale Italiano

dire
credo
penso
sembra
parlare
voglio
potrebbe
parla
debbo
ripeto
dicevo
poteva
posso
significa
volete
sapere
prendere
ha parlato
rispondere
rilevare
chiedere
sapete
pensare
potete
dicendo
sostenere
ritiene
chiedo
ritenere
cito
diceva
disse
è accaduto
desidero
riferisco
parlo
dovesse
tentare
potrei
spero
dichiarare
rappresentare
dirò
onorevole
politico
italiano
italiana
mio
costituzionale
politici
vostra
mia
comunista
vostro
precedente
italiani
alcun
morale
precedenti
costituzionali
socialista
serio
elettorale
regionale
certa
vostri
personale
ufficiale
vostre
governativa
fascista
responsabile
giuridico
larga
recente
proporzionale
pesante
determinata
democristiano
legislativa
determinato
elettorali
austriaco
austriaca



Tra i nomi il più frequente chiamato in causa è il presidente del Consiglio dei ministri; seguono i riferimenti alla maggioranza, alla Democrazia Cristiana e all'altro principale partito della coalizione di centrosinistra, il partito socialista. Tra i nomi propri spiccano quelli di Nenni e di Moro. Il partito comunista, i comunisti e la sinistra sono gli avversari di sempre. Poi vi sono i riferimenti all'opinione pubblica, alla stampa e ai giornali (spesso avversi). Sono presenti soprattutto forme che rimandano all'argomentazione politica : colleghi,  discorso,  accordo,  occasione,  relazione,  formula (di governo),  posizioni,  dichiarazioni. Tra i riferimenti dotati di contenuto in questa categoria delle forme specifiche più frequenti troviamo le due battaglie politiche più importanti della carriera di Giorgio Almirante: la difesa dell'italianità dell'Alto Adige e l'opposizione alla introduzione delle regioni nell'ordinamento dello Stato.

I verbi sono coerenti con il tono polemico e sono spesso nella prima persona singolare :  credo,  penso, voglio,  debbo,  ripeto,  dicevo,  posso ; oppure nella seconda persona plurale :  volete,  sapete,  potete. Lo stesso si può dire degli aggettivi, tra i quali figurano gli aggettivi possessivi :  miomia, vostra, vostro, vostri, vostre.

Tra le espressioni specifiche (estraibili dalla Tabella 1 selezionando N nella categoria grammaticale), che per la loro complessità sono più dense di significato e quindi collocabili nel contesto generale, troviamo alcune delle forme che rappresentano meglio il forte tono "aggressivo" o "difensivo", secondo i casi, del linguaggio di una opposizione parlamentare.



estrema sinistra
campagna elettorale
ordine pubblico
ordine del giorno
lingua italiana
inchiesta parlamentare
partito fascista
parte politica

governo austriaco
classe dirigente
corpo elettorale
guerra civile
arco costituzionale
quadro politico
compromesso storico
paese reale
autorizzazione a procedere
responsabilità politiche
colpo di stato
stato d'animo
paese legale 
pena di morte
popolo sovrano
opposti estremismi
ferri vecchi
partito armato


Tra le più significative in ordine di occorrenza troviamo alcuni termini tipici del lessico d'Aula : ordine del giorno,  inchiesta parlamentare,  autorizzazione a procedere ; il riferimento ai soggetti politici coinvolti :  estrema sinistra,  parte politica,  governo austriaco,  corpo elettorale,  popolo sovrano ; l'individuazione di due formule politiche caratterizzanti del centrosinistra alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta: l'arco costituzionale che teneva il Movimento Sociale al di fuori dei normali spazi di mediazione politica, e il compromesso storico che apriva la strada, almeno potenzialmente, alla acquisizione del Partito Comunista nell'area di governo.

Nella oratoria di Giorgio Almirante un ruolo di rilievo è svolto da alcune figure retoriche semplici ma sempre efficaci per coinvolgere i sostenitori e indispettire gli avversari, in particolare l'enfasi, l'ironia e il sarcasmo. Questi tratti sono ben evidenziati da alcune espressioni esclusive selezionate dalla Tabella 2.

Tab 2 - Espressioni esclusive di Giorgio Almirante.

Qui ritroviamo il confronto antagonista tra il soggetto enunciante (iomemi) e gli avversari di altra parte politica (voi, vivostra), l'ostentazione di gentilezza insistita,  le esclamazioni; vi sono i riferimenti all'ostracismo contro il Movimento to Sociale Italiano e alla faziosità di tanta parte della stampa, le metafore forti e il lessico colorito come rigurgiti di cloacada quale pulpitoromanzo giallo; la costruzione dell'immagine negativa degli avversari, come l'incantatore di serpenti (riferito a Alcide De Gasperi); la rievocazione dei momenti più significativi di quella che fu chiamata "La notte della Repubblica", dalla trasmissione televisiva di Sergio Zavoli.



contro di me
io lo credo
io mi onoro
me ne meraviglio
me ne onoro
me ne vergogno
mi vergognerei
mi sarà facile
mi sarebbe molto facile
mi si insegna
mi stupisco un poco


non vi vergognate
vi offendete
vi permettete
vi riempite la bocca
vostra democrazia
prendete in giro
voi sgovernate
volete pigliare in giro
volete prendere in giro

come ella mi insegna
cortese interruzione
ella ha avuto la bontà di dire
io mi sono permesso
me ne duole
mi permetterò di parlare
mi permetterò di ricordare
mi permetterò di tornare più avanti
mi permetto di definire
mi permetto di ricordarvi
mi permetto di ricordarle
mi permetto di far rilevare
mi si permetta di dirlo
non voglio essere indiscreto
umile sottoscritto
vorrei permettermi
Iddio non voglia
Iddio voglia
mio Dio
santa pace
voglia Iddio

apologia di fascismo
apologia di reato
autorizzazione a procedere 
contro il Movimento Sociale Italiano
fascismo vietato per legge
ricostituzione del disciolto partito fascista
ricostituito il partito fascista
riorganizzazione del partito fascista
sciogliere un partito politico
speculazione propagandistica

ambienti giornalistici
da larga parte della stampa
da tutta la stampa italiana
guerra delle parole
stampa comunista
taluni giornali
tanta parte della stampa 

barare al giuoco
faziosità antitaliana
finalità antidemocratiche
presunto colpo di stato
romanzo giallo
saluto romano
da quale pulpito

bara al giuoco
colpo alla nuca
incantatore di serpenti
onorata società
rigurgiti di cloaca
sporca manovra
squallida vicenda

compagni di strada
conflittualità permanente
cosiddetta destra
cosiddetta opposizione
crisi del regime
crisi senza crisi
linguaggio cifrato
madama esperienza
vestali della Costituzione

centrali sovversive
clima di guerra civile
corsi di sovversione
estrema sinistra extraparlamentare
giovani esaltati
soccorso rosso
sovversivi di sinistra
strategia del terrorismo
tipi spregiudicati
terroristi altoatesini
terroristi arabi
terroristi palestinesi




Tra le modalità  tipiche della retorica polemica e per molti versi anche del qualunquismo e del populismo, troviamo l'invenzione di neologismi per alterazione tramite diminutivi e spregiativi ( guerricciola,  insurrezioncella,  manifestazioncella,  professorucolo,  speranziella,  spiraglinovicenduola ), oppure per derivazione tramite suffissi che hanno come esito la nominalizzazione ( buridanesimo,  clericomarxismo,  impiccatorio,  montecitoriali,  pacificatorio,  sinistrososuperficialoidi,  apparatocrazia,  dissentocrazia,  entocrazia,  craxia ) oppure la creazione di forme verbali (morfinizzare,  particizzare,  qualunquizzato,  socialisteggiante) o forme avverbiali ( partitocraticamente,  correnticraticamente,  sacrosantamente,  montellianamente,  moroteisticamente,  fanfanianamente ) [6].

Va detto che questa lettura "lessicometrica" dei discorsi di Almirante rende conto solo in piccola parte delle vere e proprie strategie comunicative dei suoi discorsi, per le quali sarebbe necessaria una vera e propria analisi delle pratiche discorsive, delle tecniche persuasive messe in atto e quindi di come le parole sono utilizzate nello specifico contesto comunicativo (la pragmatica del linguaggio). Concludo segnalando alcuni termini sovra-utilizzati molto significativi che tuttavia non sono emersi da questa lettura perché meno frequenti o non esclusivi. Mi riferisco a parole come: poltrone (29 occorrenze), lottizzazione (26), ammucchiata (18). Lascio per ultima la fortunatissima partitocrazia (94), per il suo alto valore mediatico, che Giorgio Almirante condivide con Marco Pannella (con 54 occorrenze),  l'altro grande polemista della scena politica. Ritornerò più avanti su questa parola con una scheda dedicata, perché questo è un marcatore dell'anti-politica che transiterà nella Seconda Repubblica e sarà sovra-utilizzata anche da Umberto Bossi (38) e Gianfranco Fini (30).


giovedì 28 novembre 2019

Libertà, eguaglianza, solidarietà

Questo post prende spunto da una conversazione con Laura Tafani che, durante un recente incontro all’Accademia della Crusca, mi chiedeva quale peso avesse il binomio “libertà ed eguaglianza” nei discorsi parlamentari. Sul momento mi ricordavo solo che le occorrenze della parola libertà erano di gran lunga maggiori rispetto a quelle di eguaglianza, ma la domanda meritava una risposta molto più documentata e il tema, soprattutto, è molto intrigante. Eccomi quindi pronto a rendere conto delle mie esplorazioni.

« Liberté, Égalité, Fraternité » è il motto associato alla Rivoluzione francese quindi dobbiamo trovare la forma in italiano della terza parola. Di solito fraternité è tradotto come fraternità o fratellanza, ma la fortuna di questi due termini nel linguaggio contemporaneo non è nemmeno lontanamente paragonabile agli altri due.

Il motto che identifica i valori della repubblica francese fu proposto per la prima volta ufficialmente il 5 dicembre 1790. Robespierre in un intervento al club dei giacobini (mai pronunciato, ma pubblicato in seguito in un opuscolo) propose che le guardie nazionali portassero scritto sul petto le parole «  Liberté, Égalité, Fraternité » (in questo ordine) e che le stesse parole fossero scritte sugli stendardi con i colori della nazione [1].

Per la storiografia rivoluzionaria la fraternité ha sempre svolto il ruolo di parent pauvre [2] e non appare come parola chiave degli ideali della rivoluzione: non è presente nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 16 agosto 1789 e nemmeno nella Costituzione del 3 settembre 1791. Negli Archives parlementaires della Rivoluzione francese (interrogabili con PhiloLogic4 dell'Università di Stanford) per gli anni disponibili dal 1789 al 1793 la frequenza relativa di fraternité è pari a 0,51 per 10.000 parole contro 9,29 di liberté e 2,11 di égalité.

La consacrazione definitiva di fraternité come terza parola del motto avviene solo con la Costituzione del 4 novembre 1848 ma poi cade nuovamente nell’oblio fino alla Costituzione della V Repubblica, 4 ottobre 1958, in cui il motto ricompare al completo nell’articolo 2 come divisa della Repubblica francese [3].

La fratellanza è un concetto che fa molta fatica a trovare una collocazione giuridica e politica. La parola più affine è solidarité, un concetto più generalizzato (solidarité des travaillerurssolidarité nationelle) che si associa anche al concetto di giustizia distributiva. Inoltre è da segnalare il recente dibattito che si è aperto in merito alla riforma costituzionale proposta da Emanuel Macron. Tra le raccomandazioni indicate dal “Haut conseil à l'Egalité entre les femmes et les hommes” in vista di un riconoscimento più efficace dell’uguaglianza di genere vi è anche quella di sostituire fraternité con solidarité adelphité, una parola quasi sconosciuta agli stessi francesi [4].

Anche in italiano il termine più affine a fraternité è sicuramente solidarietà. Sulla parola liberté sebbene ricca di sfumature semantiche, non c’è molto da dire per quanto riguarda la traduzione. Invece égalité ha due sinonimi in italiano, uguaglianza ed eguaglianza, al quale è necessario aggiungere il termine equità che, come vedremo, è utilizzato con lo stesso significato generale.

Uno sguardo sulle occorrenze permette di farsi un'idea più precisa del peso di queste forme lessicali nel linguaggio dei nostri leader. Nella forma libertà non sono conteggiate le occorrenze riferite a Polo delle (per le) libertà e alla denominazione Giustizia e libertà.

Tab. 1 - Forme selezionate dal Corpus LP4 che fanno riferimento al campo semantico libertà - eguaglianza - fraternità.

 Forma o < Lessema >
Occorrenze
 Frequenze relative per 10.000 
 libertà
2.997
5,35 
eguaglianza >
101
0,18
 < uguaglianza >
71
0,13 
diseguaglianza >
39
0,07
ineguaglianza >
8
0,01
disuguaglianza >
32
0,06
 equità
136
0,24
 solidarietà
1.342
 2,40
 fraternità
17
0,03
 fratellanza
3
0,005


La netta prevalenza di libertà era nelle attese.

I riferimenti all'eguaglianza sono davvero pochi: complessivamente per tutte le forme del campo semantico si tratta di 387 occorrenze pari a una frequenza relativa di 0,69 per 10.000 parole.  Il concetto di eguaglianza sembra che nella sua formulazione politica provochi qualche forma di imbarazzo.

Solidarietà ha avuto maggior fortuna, con una frequenza relativa, complessivamente, di 2,43 per 10.000 parole.

Libertà nel corpus LP4 è tra i dieci nomi astratti più frequenti insieme a problema (7.413), maggioranza (6.291), responsabilità (4.148), crisi (3916), paesi (3.359),  democrazia (3.257), realtà (3.190), possibilità (2.662), necessità (2.222). Secondo Gianrico Carofiglio “libertà è parola difficile da maneggiare e - in parallelo con un'altra parola importante, ambigua e pericolosissima: popolo - più di altre soggetta agli abusi dei ladri di parole”[5]. Per questo è sempre bene - per essere precisi - definire la libertà attraverso una cornice di leggi che ne garantiscono l'esercizio. L'uomo libero è sempre al servizio della legge.

Una analisi del contenuto [6] delle concordanze di ciascuna forma permetterà di avere un quadro più completo della loro utilizzazione nel contesto del discorsi.

Le concordanze della della forma libertà permette di identificare due gruppi di significato:
1 - La libertà intesa come valore universale, come qualificazione della democrazia, garanzia di giustiziaprogresso e pace (65,5% delle concordanze). Sono soprattutto Giuseppe Saragat e Aldo Moro a far uso di questo concetto di libertà.
2 - La libertà qualificata da riferimenti concreti (34,5% delle concordanze) come la libertà religiosa, la libertà garantita dalla legge, la libertà della donna, la libertà di stampa, la libertà di coscienza e la libertà sindacale. Marco Pannella, Emma Bonino e Bettino Craxi si distinguono per questo utilizzo più mirato e concreto della libertà.
Una sovra-utilizzazione della parola libertà è presente nei discorsi di Silvio Berlusconi, ma in un contesto poco caratterizzato se non come richiamo di principio, come valore assoluto e privo di contesto che rientra un po' a fatica nel primo gruppo. Anche nei discorsi di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti libertà è sovra-utilizzata, rientrando in entrambe le sfere con forti connotazioni legate alla libertà riconquistata e al ristabilirsi delle libertà politichedemocratiche e costituzionali.

Le concordanze di eguaglianza, per tutto il campo semantico compresa la forma equità, sono state classificate in tre gruppi:
1 - L'eguaglianza formale intesa come eguaglianza dei dirittipolitica e giuridica (40,6% delle concordanze). Questa è l'eguaglianza che si esprime nei discorsi di Palmiro Togliatti, associata spesso alla libertà. Nei discorsi di Giorgio Almirante i riferimenti all'eguaglianza giuridica è riferita prevalentemente ai rapporti tra i cittadini di lingua italiana e di lingua tedesca in Alto Adige.
2 - L'eguaglianza intesa come riduzione e superamento delle diseguaglianze e degli squilibri (17,5% delle concordanze). Con questo significato si presenta soprattutto nei discorsi di Bettino Craxi.
3 - L'eguaglianza intesa come equità distributiva, giustizia sociale, tutela dei più deboli e coesione nazionale (41.9). Con questo significato equità è il termine più utilizzato da Romano Prodi e Massimo D'Alema.
Oltre a Craxi e Togliatti, solo Fausto Bertinotti nei suoi discorsi sovra-utilizza forme che rimandano complessivamente all'eguaglianza. La parola equità è sovra-utilizzata solo da Prodi e D'Alema.

La classificazione delle concordanze di solidarietà individua quattro gruppi distinti:
1 - La solidarietà intesa come espressione formale di partecipazione e vicinanza al collega, alla famiglia, alle vittime in occasione di eventi drammatici oppure di decisioni rilevanti sul piano umano o politico (31,5% delle concordanze). Con questo significato appare di frequente nei discorsi di Giorgio Almirante e Pier Ferdinando Casini.
2 - La solidarietà democratica e nazionale si esprime nella formazione delle maggioranze politiche, per favorire lo sviluppo e la collaborazione internazionale (35,5%). In questa accezione la solidarietà è utilizzata prevalentemente da Giuseppe Saragat e Francesco Cossiga.
3 - La solidarietà sul piano europeo e occidentale è associata al rispetto dell'alleanza atlantica, degli obblighi difensivi e militari, nella prospettiva dell'integrazione europea (17,1%). Questa solidarietà che guarda alla politica estera degli anni Sessanta e Settanta è presente prevalentemente nei discorsi di Aldo Moro e Amintore Fanfani.
4 - La solidarietà come valore, associato all'inclusione sociale, alla responsabilità, al sentimento di comune appartenenza e alla vicinanza con la lotta dei popoli liberi (15,9 %). Questo, che propriamente rappresenta il concetto di solidarietà più vicino alla "fraternité" del motto rivoluzionario, è il significato meno frequente e non caratterizza in modo deciso nessun leader in particolare. Possiamo solo segnalare una tendenza significativa in Amintore Fanfani, Enrico Berlinguer e Alcide De Gasperi.
La forma solidarietà, complessivamente, è sovra-utilizzata soprattutto da Moro, Saragat, Casini, Cossiga e De Gasperi.

Nel seguente prospetto proviamo a rappresentare una sintesi dell'analisi del contenuto appena illustrata. Con il segno + sono indicati i leader che sovra-utilizzano in modo significativo i termini indicati nelle concordanze con probabilità < 0,001.

Tab. 2 - Classificazione delle concordanze di Libertà, Eguaglianza e Solidarietà.

Concordanze: Libertà 
Forme più significative nel gruppo
 Leader caratterizzanti nel gruppo
 1. Libertà come valore universale - 65,5%
democrazia, popolo, giustizia, progresso, pace, progresso, valori
Giuseppe Saragat
Aldo Moro
Silvio Berlusconi +


2. Libertà con riferimenti concreti - 34,5%
Costituzione, libertà religiosa, legge, libertà della donna, libertà di stampa, libertà sindacale, libertà di coscienza

Marco Pannella
Emma Bonino
Bettino Craxi
Alcide De Gasperi +
Palmiro Togliatti +
Concordanze: Eguaglianza
Forme più significative nel gruppo
 Leader caratterizzanti nel gruppo
1. Eguaglianza giuridica e politica - 40,6%
cittadini, libertà, diritti, principio, Costituzione, giuridica, voto, tedesca
Palmiro Togliatti +
Giorgio Almirante
2. Diseguaglianza e disparità - 17,5%
diseguaglianza, ricchezza, lotta, ridurre, squilibri, disparità
Bettino Craxi +
Fausto Bertinotti +
3. Equità distributiva - 41,9%
equità, giustizia, solidarietà, riforme, risanamento, coesione

Romano Prodi +
Massimo D'Alema +
Concordanzel: Solidarietà
Forme più significative nel gruppo
 Leader caratterizzanti nel gruppo
1. Solidarietà come espressione formale - 31,5%
esprimere, presidente, famiglia, ministro, collega, manifestare, sincera, occasione
Giorgio Almirante 
Pier Ferdinando Casini +
2. Solidarietà nazionale e internazionale - 35,5%
politica, democratica, nazionale, sociale, concreta, maggioranza
Giuseppe Saragat +
Francesco Cossiga +
3. Solidarietà atlantica ed europea - 17,1%
europea, occidentale, atlantica, alleanza, occidente, obblighi, integrazione
 Aldo Moro +
Amintore Fanfani
4. Solidarietà come valore - 15,9%
libertà, comune, ragioni, collettiva, pace, popoli, lotta, difesa
Amintore Fanfani
Enrico Berlinguer
Alcide De Gasperi +


Nella cornice dei discorsi parlamentari dei leader selezionati per il corpus LP4 non si delinea un chiaro criterio di distinzione tra destra e sinistra collegato all'uso di libertà ed eguaglianza come fu suggerito da Norberto Bobbio nel suo famoso saggio del 1994 [7]. Secondo Bobbio nei movimenti di centro-destra vi sarebbe un prevalente apprezzamento dei valori libertari, mentre nei movimenti di centro-sinistra si privilegiano i valori egualitari. Nei discorsi parlamentari esaminati, l'egualitarismo occupa una posizione molto modesta, anche se si delinea una inclinazione più marcata nei leader di centro-sinistra. La scarsa attenzione per l'egualitarismo e per i processi di inclusione sostanziale che dovrebbero guidare le politiche sociali vengono da molto lontano.

Questa mattina, mentre stavo scrivendo la conclusione di questo post, su la Repubblica è apparsa la recensione di Ezio Mauro al bel volume di Aldo Schiavone, Eguaglianza, pubblicato da Einaudi. C'è di che riflettere. Data l'importanza del problema credo che la politica dovrebbe provvedere al più presto prima che i fondamenti della democrazia così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi siano compromessi per molti anni a venire.

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